Qualche giorno fa abbiamo pubblicato sui nostri canali social questo articolo del nostro Davide Bacchilega che dal 7 maggio diventa ufficialmente nostro autore con I romagnoli ammazzano al mercoledì. Personalmente amo molto sbirciare dietro le quinte dei libri, scoprire quali sono le fonti di ispirazione, gli input che hanno fatto scoccare la scintilla per la creazione di una storia o, come in questo caso, di un personaggio.

L’idea del Playboy della Truffa nasce infatti nel novembre 2010 quando Il Resto del Carlino pubblica un articolo dal titolo “Arrestato il Playboy della Truffa”, o qualcosa del genere. Il pezzo spiega come un 37enne residente a Bellaria, “prestante e di bell’aspetto, alto 1 metro e 87 centimetri, occhi azzurri, madre svedese e padre riminese” riesce ad adescare su Internet donne benestanti e poi, dopo essersi fatto portare a casa loro, a derubarle di contanti, carte di credito, cellulari e gioielli. Mica banane.

Ben più inquietante è quando un autore scrive qualcosa e poi questa sembra quasi avverarsi prendendo spunto dal suo libro. Se poi quel libro è La penultima città e l’ambientazione ha molto a che vedere con la distopia un brivido, ecco, scende giù per la schiena.

Questo è un brano tratto da La penultima città di Piero Calò.

[…] era un palazzo poderoso e senza fronzoli che, diceva la targhetta di ottone, aveva domiciliato per alcuni anni nientemeno che Antonio Gramsci, di cui avevano proditoriamente sfruttato il nome e adesso si chiamava Hotel Gramsci e ospitava il puttanizio legalizzato di Torello. Era così tanto piaciuto il nome, quell’accostamento della crapula a un personaggio severo e austero, che tutti i bordelli legalizzati della Giolla Unita avevano preso il nome di Hotel Gramsci.

Ora leggete quest’articolo: Torino, la casa di Gramsci diventa un albergo. E i militanti insorgono.

L’immagine è presa da Wikipedia