Visto che oggi è la Festa delle donne ci sembrava giusto intervistare Titta De Vincenzo.
Ne approfittiamo per fare gli auguri a tutte le nostre lettrici.
Sappiate che abbiamo rilanciato l’hashtag #nonmimosemalibri per chi preferisce mazzi di pagine a quelli di fiori (ma volendo si possono regalare anche entrambi).

  1. Come ti chiami / Quanti anni hai / Da dove vieni?
    Titta De Vincenzo, 31, Napoli.
  2. Con che nickname ti sei presentato al gioco/concorso/antologia di Las Vegas edizioni? Da dove arrivava quel nickname?
    Sapete che non ricordo? Credo “Beth” o BethMuore… veniva da un libro che lessi davvero tanto tempo fa, “Hardcore” di Betty Galanti, e mi ha ispirata per quel blog.
  3. Come s’intitolava il tuo racconto? Di cosa parlava?
    Parlava di una ragazza malata che, come una bomba che ha solo bisogno di una scintilla per esplodere, aveva solo bisogno di uno stupido pretesto amoroso per lasciarsi andare.
    Il titolo, onestamente, non lo ricordo e andarlo a cercare mi suona di “imbroglio”, preferisco ammettere che ho una memoria piena di lacune.
  4. Come hai saputo del gioco/concorso/antologia? Perché hai deciso di partecipare?
    All’epoca ero molto attiva sulla community di Splinder, credo di aver letto il bando su qualche blog amico… e ho deciso di partecipare perchè il mio blog, in fondo, è sempre stata una raccolta di racconti.
  5. Com’è cambiata la Rete rispetto al 2008?
    Aeh, domanda che meriterebbe una tesi di laurea in risposta.
    Qualcuno ha avuto un occhio lungo: la gente vuole essere letta, scoperta, le persone vogliono mettersi in mostra. E essere brevi è essenziale. I blog erano l’inizio ma effettivamente era tutto troppo lungo da leggere. Breve ed iper-esposto, ecco il nuovo internet.
  6. E tu come sei cambiato? Ci racconti qualcosa che hai fatto in questi 7 anni e di cui vai particolarmente fiero?
    La mia vita è talmente cambiata che io stessa stento a riconoscermi!
    Avevo dei problemi di tipo psicologico all’epoca, problemi di accettazione del mio corpo e una vita decisamente poco stabile.
    Col tempo (e devo confessare: con molto dolore) ho risolto tutto. Ora capisco meglio i rapporti interpersonali e sono emotivamente e psicologicamente molto più stabile.
    Questo, credo, sia il risultato di cui vado più fiera.
    Poi relazioni e lavoro sono venuti in maniera quasi naturale!
  7. Esiste ancora il tuo blog? Dove ti trovo in Rete?
    No, Splinder ha chiuso i battenti tanto tempo fa… ora ho spostato tutto su un’altra piattaforma ma sinceramente al solo scopo di “archivio”, non ci ho scritto più nulla.
  8. Hai scritto altro?
    No… come ho accennato, mi sono dedicata totalmente a me stessa.
    La scrittura era una sublimazione di certi stati d’animo.
    Curati quelli, per ora non ne sento più il bisogno.

Copertina Rien ne va plus