Io non so esattamente cosa ne pensino gli altri librai, ma in libreria mi capita una situazione incresciosa e credo che ci potrebbe essere una soluzione interessante per gli scrittori alle prime armi. Una soluzione piuttosto semplice, che inspiegabilmente non viene presa in considerazione, per quel che ne so.
Mi spiego: capita spesso che mi contatti una persona che ha appena pubblicato un libro, spesso con una piccolissima casa editrice che poi si rivela EAP o con qualche piattaforma di self-publishing, e mi chieda se posso metterlo in vendita sui miei scaffali.
La richiesta di per sé è più che comprensibile ma, esperienza alla mano, prima di accettare chiedo allo scrittore in questione la pazienza di darmi il tempo di leggere il libro, prima di decidere se accettare o meno.
Sarò mica troppo rigida? Non vorrò mica dare a bere che io abbia letto tutti i libri che espongo in libreria?
Ovviamente no, ma ho in negozio solo libri di case editrici che conosco e di cui mi fido.
Per dire, ci sono case editrici piccole che fanno un ottimo lavoro, in cui si trova rarissimamente un refuso, e ci sono altre case editrici in cui i refusi si presentano un pochino più di frequente ma senza inficiare la qualità del prodotto finito.
Poi ci sono le cose che ti portano gli scrittori auto-pubblicati (Parentesi: non sto parlando di TUTTI gli scrittori auto-pubblicati ma di una certa percentuale, diciamo, altina) e queste cose non sono assolutamente all’altezza di una qualunque casa editrice, anche piccolissima, di cui mi fido e che acquisto (sia per me personalmente che per il negozio) a occhi chiusi.
Allora, molte volte, penso: “Ma perché queste persone, che sono così felici di proporre il loro scritto, seppur illeggibile, a una libreria, non pensano di giocare d’anticipo e portare a leggere il libro PRIMA di pubblicarlo?
Un libraio conosce quasi tutte le case editrici e sa fare distinzione tra una pubblicazione di qualità e una roba discutibile già solo dalla copertina e dalle prime pagine. Perché rivolgersi a loro solo quando si ha un prodotto “finito” da vendere e non prima, quando si è ancora in fase di stesura e magari si ha dei dubbi, e parenti e amici non riescono a essere abbastanza lucidi sui loro giudizi?
E se magari il libraio, pensa un po’, leggendo libri praticamente tutto il giorno, tutti i giorni (parlo di quei librai lì, sapete, quelli che hanno quella cosa lì, la passione, eh!) fosse in grado di consigliarti?
E magari di farti un primo editing di massima?
E magari sapesse anche consigliarti la casa editrice adatta al tuo manoscritto?
E, sempre magari, ma per questo bisogna trovare il libraio davvero attento, sapesse anche indirizzarti sulla maniera più corretta di farglielo pervenire?

Non so, la butto lì, ripeto, non so cosa ne pensino gli altri librai, ma io, invece di stressarmi nel dover sottoporre i miei poveri occhi alla lettura di libri “confezionati” alla meno peggio, preferirei dedicarmi a un’attività che potrei fare abbastanza bene, grazie all’esperienza accumulata negli anni. Dopotutto non è questo che fa un libraio? Selezionare i libri migliori per consigliarli ai propri clienti (e a se stesso)? Perché se è certamente vero che chi legge tanto non è detto sappia scrivere bene, è altrettanto vero che sa riconoscere qualcosa di ben scritto.

Con questo non dico che il libraio si dovrebbe sostituire a un buon editor. Ovviamente no. Ma si potrebbe sostituire piuttosto bene a un marito/cugino che vi dice sempre che avete scritto un capolavoro, e non sa consigliarvi su cosa si potrebbe rivedere del libro e, sopratutto, per non offendervi, non vi fa notare che, già dall’incipit, avete usato una sintassi da far rabbrividire un bambino di prima media.
Chissà cosa ne pensano gli scrittori in erba…

 

Natascia Mameli vive a Genova dove ha una libreria, Marassi Libri. Dice di sé: “sono talmente fuori di testa da aprire una piccola libreria di quartiere in un periodo in cui sono più quelle che chiudono che quelle che aprono.”