Pubblicare meno libri

Qualche giorno fa è apparso su La Stampa un articolo che ha fatto molto discutere chi si occupa di libri. In pratica in “Cari editori, stampate meno libri”, Bruno Ventavoli si lamentava del fatto che gli editori pubblicano troppo, in un Paese che si sa legge pochissimo, col solo risultato di intasare le redazioni culturali di copie stampa che, nonostante le insistenze dei vari uffici stampa, difficilmente potranno essere lette e recensite.
Sebbene questo invito a pubblicare meno sia giusto e condivisibile, ho alcuni appunti da fare.

Il primo riguarda il mercato editoriale. Se gli editori pubblicano molto (troppo) non è perché vogliono male ai librai e alle redazioni culturali dei giornali, ma perché il sistema costringe a far uscire sempre nuovi titoli per “tamponare” le rese delle librerie ed evitare che nei rendiconti mensili dei distributori ci sia un segno meno invece che un ricavo.

 

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D’altro canto noi, come molti altri piccoli editori, da tempo abbiamo fatto la scelta opposta e abbiamo deciso di pubblicare pochissimi titoli all’anno. Col risultato che un promotore tempo fa ci ha rifiutati a priori, senza nemmeno considerare la qualità dei nostri libri. Siamo stati cassati solo per la quantità (ebbene sì, pubblicare tanto conviene anche a promozione e distribuzione) e ci è stato detto: “Quando comincerete a fare gli editori sul serio, magari ne riparliamo”. Per molti, in questo ambiente, fare gli editori sul serio significa sfornare cento titoli all’anno, anche a costo di abbassare considerevolmente l’asticella.
Per questo l’articolo di Ventavoli che, ripeto, parte da una considerazione corretta, mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Perché noi da anni facciamo esattamente questo: pubblichiamo poco, selezioniamo ogni libro con cura e non abbiamo un ufficio stampa che stalkerizza le redazioni culturali.
E cosa ci abbiamo guadagnato? Che sui giornali siamo irrilevanti. E nel frattempo sui giornali finiscono solo quelli che pubblicano tantissimo, e che ogni giorno stampano e mostrano i muscoli per farsi ricordare.

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