Festival Maracanã

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Ale, Casimiro e Tommy, tre ragazzi spiantati dell'estrema periferia di Torino, terra di niente e di nessuno, decidono di organizzare un festival musicale, una mini Woodstock di tre giorni, con il sogno di riscattare per una volta le loro vite e il loro quartiere. L'impresa non si rivela così semplice e il fiasco sembra essere dietro l'angolo. I tre amici devono vedersela con una burocrazia impietosa, politici improbabili e cantanti incredibili, e l'organizzazione del festival sfugge al loro controllo. Tra situazioni esilaranti e umanità ricca di sfumature, questo romanzo è la storia di una passione sincera, di un'amicizia senza fine.

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Descrizione

Festival Maracanã

Autore: Vito Ferro

Data pubblicazione: giugno 2012

Pagine: 184

Ale, Casimiro e Tommy, tre ragazzi spiantati dell’estrema periferia di Torino, terra di niente e di nessuno, decidono di organizzare un festival musicale, una mini Woodstock di tre giorni, con il sogno di riscattare per una volta le loro vite e il loro quartiere. L’impresa non si rivela così semplice e il fiasco sembra essere dietro l’angolo. I tre amici devono vedersela con una burocrazia impietosa, politici improbabili e cantanti incredibili, e l’organizzazione del festival sfugge al loro controllo. Tra situazioni esilaranti e umanità ricca di sfumature, questo romanzo è la storia di una passione sincera, di un’amicizia senza fine.

Rassegna stampa.

Anteprima.

Vito Ferro è nato nel 1977 a Torino. Ha pubblicato “L’ho lasciata perché l’amavo troppo” (Coniglio editore, 2007), “Condominio reale” (Edizioni di Latta, 2007), “Mentre la luce sale” (LietoColle, 2008), “Festival Maracanã” (Las Vegas edizioni, 2012), “La vita va avanti” (Autori Riuniti, 2016). Ha contribuito a fondare Autori Riuniti, casa editrice di soli autori.

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Vito Ferro ha parlato di Festival Maracanã su La Stampa:

Tre ragazzi che nella Torino di periferia decidono di organizzare un festival musicale: pura invenzione o c’è qualcosa di vero?
«E’ un fatto accaduto, su cui ho romanzato, ma si tratta dell’esperienza che ho vissuto con due amici quando nel 2003 abbiamo messo in piedi l’associazione culturale “Ombre”, tuttora esistente, e organizzato un festival alle Vallette. Io sono cresciuto lì».
E quel festival è valso una storia?
«Sì, per le situazioni tragicomiche che abbiamo superato. Avevamo il permesso su un prato in cui abitavano i rom: dovemmo trattare con loro; un finanziamento di mille euro per realizzare cinque giorni di concerti, pagare l’illuminazione, rifornire il bar: ce la facemmo. E per due anni quel quartiere ha avuto il suo festival».

Recensioni

  1. Laura Ribotta

    Simpatico e surreale, continuo ancora a chiedermi cosa ci sia di vero e cosa di immaginato…

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