Saxophone Street Blues

di Hector Luis Belial

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La notte del 30 settembre 1999 una ragazza viene violentata ed uccisa a Saxophone Street. La mattina del 1° ottobre un bus dell’azienda pubblica di trasporti viene abbandonato di fronte alle vetrine di un grande magazzino. All’interno, cinque cadaveri. Un dj, un criminale appena uscito di galera, un boss mafioso, un ragazzo, un vecchio poliziotto. Tutti morti. E nessuno innocente: tutti quanti hanno passato la notte a Saxophone Street.

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Saxophone Street Blues

Autore: Hector Luis Belial

Data pubblicazione: gennaio 2008

Pagine: 131

La notte del 30 settembre 1999 una ragazza viene violentata ed uccisa a Saxophone Street. La mattina del 1° ottobre un bus dell’azienda pubblica di trasporti viene abbandonato di fronte alle vetrine di un grande magazzino. All’interno, cinque cadaveri. Un dj, un criminale appena uscito di galera, un boss mafioso, un ragazzo, un vecchio poliziotto. Tutti morti. E nessuno innocente: tutti quanti hanno passato la notte a Saxophone Street.

Hector Luis Belial / Elia Gonella è nato nel 1987 ad Arzignano (VI). Ha pubblicato “Saxophone Street Blues” (Las Vegas edizioni, 2008), “Making Movies” (Las Vegas edizioni, 2009), “Alla corte del Re Cremisi” (Las Vegas edizioni, 2011).  Il suo blog.

Rassegna stampa.

Anteprima.

Elia Gonella è nato nel 1987 ad Arzignano (VI), vive a Milano, e ha pubblicato (col suo nome e con lo pseudonimo Hector Luis Belial) i romanzi “Saxophone Street Blues” (Las Vegas edizioni, 2008), “Making Movies” (Las Vegas edizioni, 2009), ora riproposto in una nuova edizione, “Alla corte del Re Cremisi” (Las Vegas edizioni, 2011), “Tenebre” (Las Vegas edizioni, 2018). Lavora come sceneggiatore per il cinema e la televisione.

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Si parla di Saxophone Street Blues in un’intervista su Malesangue:

Cominciamo dal genere: il pulp era l’unico modo per rappresentare la vita moderna secondo El niño? E se sì, perché proprio il pulp? In fondo SSB è quasi un saggio sulle dipendenze nella società contemporanea, che tu hai scelto di infarcire di citazioni e atmosfere da fine secolo scorso (proprio come il dj del romanzo, Norman Moog, fa con la sua musica).

El Niño si vede come una sorta di uberbansch, considera l’assassinio come una forma di elevazione sociale ed intellettuale, un modo per porsi al di sopra delle leggi, delle convenzioni. Un’elevazione che, paradossalmente, passa per una momentanea, controllata regressione alla bestialità; la violenza, dal suo punto di vista, è contemporaneamente il prodotto più alto della società contemporanea che l’unico antidoto contro di essa.

Dal mio punto di vista, la scelta del genere pulp – non mi rifacevo, inSSB, all’esperienza dei “cannibali”, ma direttamente al cinema americano degli anni ’90 – rispondeva alla ricerca di un linguaggio diretto per colpire il lettore alla maniera in cui Buñuel mutilava l’occhio dello spettatore in Un chien andalou. Oggi non è facile provocare uno shock nel lettore; la violenza e la pornografia, ormai sdoganate e parte del nostro quotidiano televisivo, hanno perso la loro carica sovversiva. Il pulp, se non altro, riesce a giocare con questi elementi senza la lagnosa ipocrisia dei telegiornali. Ci permette di ridere di una testa che esplode, ed è sempre una risata liberatoria.

 

Rassegna stampa

Ecco le ultime notizie su Saxophone Street Blues:

2 recensioni per Saxophone Street Blues

  1. Valutato 4 su 5

    Simona

    Ieri ho finito di leggere “Saxophone Street Blues” di Hector Louis Belial…Dovessi descriverlo in una parola, lo definirei geniale. Uno stile personalissimo anche se ricco di citazioni, espedienti inaspettati e originali (come lo Spoiler Follows), per non parlare del finale, che ho trovato davvero un tocco di genio. Mi devo contenere, perchè non voglio spoilerare nulla, ma sono davvero entusiasta. Fantastico.

  2. giuse alemanno

    ‘Saxophone street blues’ è stata una buona lettura, un colpo di vento fresco nelle mie solite frequentazioni librarie. H.L. Belial è abile, son ben scritte soprattutto le storie dentro le storie, quelle del coltello nero o dell’imprendibile Toni Ajello – che è d’obbligo immaginare con la faccia di Kevin Spacey – son esempio sufficiente.
    Il romanzo, però, soffre di discontinuità – limite tipico degli autori spontanei – lasciando che la seconda parte si lasci preferire alla prima.
    Assolutamente condivisibile l’intermezzo sulla scrittura/lettura.
    La parte iniziale restituisce la sensazione che si avverte gustando cibi troppo conditi, come un contropiede che richieda più di quattro passaggi prima del goal.
    Così.
    Ma la caratteristica migliore del romanzo è la disarmante onestà dell’autore che riverbera in ogni rigo, in ogni soluzione narrativa, nella storia di ogni personaggio.
    In un panorama letterario nazionale irto di parolai, un autore che si distingue per la completa adesione alla sua opera è una rarità.

    giuse alemanno – manduria, 9 febbraio 2018

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