Un mio contatto di Facebook riprende questo tweet di Einaudi che riporto qui sotto.

 

Al di là della faccenda inqualificabile a cui si riferisce il tweet e su cui Beatrice da Vela ha detto quello che c’era da dire, trovo sbagliato dire al “popolo del webbe” quali sono le battaglie da combattere, per altro dandogli del “distratto” come a dire che, insomma, questa è una cosa importante, smettetela di fare qualsiasi cosa  (sicuramente inutile) stiate facendo e occupatevi di una cosa che IO ritengo importante.

Discutibile anche il fatto che abbia utilizzato il termine fascismo.
Questo è un gruppetto di genitori paurosi che ha sporto denuncia per ‘corruzione di minore’ (???), rendendosi a mio parere abbastanza ridicolo.
Il libro è reperibile in libreria, in biblioteca, magari anche su internet più o meno legalmente. Il fascismo, e questo Einaudi non può dimenticarlo visto che fa parte della sua storia, è un’altra cosa.
Ma il punto è definire ‘distratto’ o ‘popolo del webbe’ chi ignora o chi decide di ignorare la vicenda, quando è proprio ‘il popolo del webbe’ a fare in modo che tu abbia una ragione d’essere, ecco, lo trovo poco rispettoso.

Credo che sia legittimo che a un componente del ‘popolo del webbe’, della Mazzucco o del liceo di Roma, possa fregargliene meno di zero, mentre potrebbe ritenere importante un’altra battaglia che magari il bot di Einaudi ignora.

A me un commento del genere fa passare da possibilmente interessata a infastidita, perché l’idea che un’azienda venga a dirmi che sono distratta è abbastanza fastidioso.

Io non mi indigno a comando.