È molto frustrante per un editore constatare il totale disinteresse degli aspiranti scrittori per quello che pubblica. La manifestazioni più eclatanti avvengono durante le fiere di libro.

Succede più o meno così.
L’aspirante scrittore si avvicina allo stand, a volte dà un’occhiata distratta ai libri, la maggior parte delle volte no. “Cosa pubblicate?” è la prima domanda di rito. Noi ormai abbiamo la formuletta già pronta: ce lo chiedono così tante volte che dovremmo valutare l’idea di registrarla, come i messaggi della segreteria. Alcune volte gli scrittori ci ascoltano con attenzione, altre volte si vede che aspettano che tu faccia silenzio per poterti dire del loro manoscritto.
La seconda domanda arriva implacabile: “Accettate manoscritti?”

Spendiamo una parte importante del nostro tempo a dare indicazioni agli aspiranti scrittori. Sia chiaro, non ci dispiace e soprattutto fa parte del nostro lavoro, però è sconcertante vedere come la maggior parte delle volte questo tempo e questi sforzi non siano minimamente ricambiati.
Quando il manoscritto ci viene offerto dall’aspirante scrittore immaginatevelo posizionato in parallelo e ben al di sopra dei libri esposti. L’occhio dell’aspirante scrittore raramente cade su di essi.
A suo danno.

 

Perché l’aspirante scrittore dovrebbe leggere almeno un libro del suo potenziale editore?

 

Ci sono almeno 5 motivi:

  1. Quello che vuoi proporre è in linea con la casa editrice? Come scrivono e cosa scrivono gli autori già pubblicati? E soprattutto, ti piacciono?
  2. Di che cosa faresti parte? Non sono le interviste, le dichiarazioni o i post su Facebook che fanno una casa editrice. Sono i libri a fare una casa editrice. Nel momento in cui pubblichi, la casa editrice diventa anche una parte della tua identità (e viceversa).
  3. Ci sono refusi? L’impaginazione è curata? O hanno preso il testo e l’hanno schiaffato così com’era sulla pagina? (Vale anche per gli ebook, eh).
  4. Sono stampati su carta decente? Ho acquistato un libro al Salone un paio di anni fa e mentre lo leggevo mi sono ritrovata la copertina in mano. Ora, non so voi ma io non sarei tanto contenta che ai miei lettori rimanesse la copertina del mio libro in mano.
  5. Ma soprattutto: non ti piacerebbe essere letto? Quando l’editore pubblicherà il tuo libro vorrà, e lo vorrai anche tu, che il tuo libro venga letto, altrimenti è solo questione di mettere il tuo nome su una copertina, il che sicuramente dà una certa soddisfazione. Ma se un libro non viene letto è solo carta inchiostrata. E poi vuoi mettere la soddisfazione di sentirsi dire da un lettore ‘La tua storia mi è rimasta dentro’?