Capita abbastanza frequentemente che arrivino email di aspiranti scrittori che vogliono pubblicare con noi. Fin qui nulla di strano.

Il problema sorge quando lo scrittore esordiente allega il manoscritto a una email vuota.

Non un ‘buongiorno’, un ‘salve’, un ‘ecco il mio manoscritto’. Niente, email bianca e manoscritto in allegato.
Suonerà scontato dirlo ma allegare il vostro manoscritto a una email vuota non è una buona idea: è controproducente sia per lo scrittore sia per l’editore.
Ginetto spedisce il manoscritto a il Tinello edizioni. Piero Librozzi, l’editore, apre l’email e l’email è vuota. Cosa pensa Piero Librozzi?

  1. “L’antispam oggi ha fatto cilecca.” E elimina l’email, schiaffandola magari nello spam.
  2. “Ma come? Nemmeno ‘buongiorno’?” Entrereste mai in un negozio senza salutare? Ecco.
  3. “L’ha mandato in copia ad altri 160 editori.” Voi potete pensare che Piero Librozzi sia uno che fa il processo di intenzioni a uno che non conosce. Ma la maggior parte delle volte è esattamente così che succede: uno vuole essere pubblicato, prende una lista di indirizzi e spedisce a tappeto.
    Poi, be’, c’è anche il fatto che i 160 indirizzi li può vedere con i suoi occhi, visto che Ginetto li ha inseriti in chiaro. E no, un’email dovrebbe essere personale o almeno sembrare tale. Se proprio dovete, usate la Copia conoscenza nascosta.
  4. “Non sa neanche cosa pubblico”. Anche qui, processo di intenzioni? Mica tanto, Piero Librozzi pubblica solo narrativa e il manoscritto è una poema epico.
  5. “Non ho tempo di aprire il file e vedere cos’è.” Piero Librozzi ha sempre la pila di manoscritti che incombe sulla scrivania e gigabyte di roba da leggere. Perché dovrebbe prendersi la briga di scaricare il file, aprirlo, capire di cosa parla e che genere è per smistarlo correttamente?

Non c’è bisogno di chissà quali pratiche divinatorie per farsi prendere in considerazione da un editore: trattatelo come una persona, siate educati, fornitegli giusto due informazioni su di voi e sul vostro manoscritto, date segno di esservi studiati il sito e se poi avete anche dato uno sguardo ai libri, ecco, meglio.

So che non sembra, ma gli editori sono persone, come voi, giuro.

Forse c’è la convinzione che gli editori siano delle macchine e quindi non abbiano cuore e sentimenti. O forse essendo tutto virtuale, non guardandosi in faccia, si pensa che le formule di cortesia siano uno spreco di tempo e caratteri, però mettetevi nei panni di Piero Librozzi. Cosa pensereste voi al posto suo?

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