Il nono punto del nostro Manifesto è “Non ci prendiamo sul serio, ma prendiamo sul serio il nostro lavoro”.

Abbiamo deciso di chiamarci Las Vegas: non potevamo pretendere di avere l’atteggiamento ieratico di molti intellettuali che vi vogliono spiegare come va il mondo.
Noi il mondo preferiamo raccontarlo attraverso storie, spesso non troppo consolatorie, ma sempre senza dare giudizi.

La scelta del nome della casa editrice ha fin da subito scavato un solco tra chi è curioso di andare oltre alle apparenze e di scoprire cosa ci sta dietro alle luci (e alle ombre) di Las Vegas, e chi invece alza le spalle un po’ sdegnato perché la Cultura è altro e soprattutto si dà altri nomi, più seri, più classicheggianti. Più noiosi, diremmo noi.


Perché dietro ai neon e al kitsch di Las Vegas, la sostanza c’è. Ed è fatta di molto lavoro, molta cura, molta attenzione e pignoleria q.b.
Abbiamo un modo informale di proporci ma chi ha letto i nostri libri ha notato che nulla è lasciato al caso: dalla grafica (che stiamo ripensando totalmente perché Las Vegas non sta mai ferma) all’impaginazione, dalla carta alla maniacalità con cui lavoriamo sui testi.


Potremmo dire che per noi parla la qualità, ma è una parola abusatissima e che non ci piace, soprattutto se siamo noi a pronunciarla: quando mai qualcuno vi ha detto che i suoi prodotti non sono di qualità?
Per cui non fatevi abbagliare dalle nostre luci. Fatevi attrarre, piuttosto, e il divertimento sarà tutto per voi.

Ne abbiamo parlato nella diretta del giovedì: