Più o meno un anno fa abbiamo pubblicato Come belve feroci, un romanzo di Giuse Alemanno che si è subito fatto notare per la crudezza spesso molto esplicita e che ha ricevuto un sacco di recensioni entusiastiche.
L’avevamo definito “un romanzo che somiglia a un film di Tarantino raccontato però dalla penna di Verga”. Poteva sembrare una definizione azzardata, ma molti lettori ci si sono ritrovati.
Di sicuro quella dei cugini Sarmenta è una storia che non si può dimenticare facilmente, che ti viene a cercare (e tormentare) anche dopo aver chiuso il libro.
La vicenda parte da un massacro ordito dalla ’ndrangheta, a cui scampano alcuni membri della famiglia Sarmenta, che decidono di partire per il Nord e rifarsi una vita in attesa della vendetta.
Ma la vendetta, alla fine di Come belve feroci, non si era del tutto compiuta e così molti lettori hanno invocato un seguito che era già stato scritto dall’autore e che ora arriva nelle librerie.

Ma perché abbiamo deciso di pubblicare Mattanza?

Mattanza non è il classico sequel che cerca di vivacchiare sulle fortune del primo episodio. Prima di tutto può essere letto autonomamente: non c’è nulla che non sia spiegato e che non sia comprensibile per chi non abbia letto Come belve feroci. Parte dal momento in cui finivano le vicende del primo episodio, ma è possibilissimo leggere prima questo libro e poi, eventualmente, l’altro.
Ma Mattanza dà delle risposte, quelle che molti lettori cercavano, e pone nuove domande. Allarga il campo e trasforma quella che sembrava una storia familiare, di paese, in qualcosa di molto più vasto e inquietante: come hanno dimostrato anche i fatti di cronaca degli ultimi anni, le braccia della ’ndrangheta riescono ad arrivare praticamente ovunque…
Il tutto scritto nella solita lingua straordinaria di Alemanno, uno scrittore che ha uno stile personale e un senso del ritmo non comune. Ancora una volta: sembra una sceneggiatura di Tarantino o di alcune serie tv come Fargo, ma con l’impronta della grande letteratura meridionale.

 

I cugini Santo e Massimo Sarmenta lasciano il loro nascondiglio in Val Camonica. Con una scia di morti ammazzati alle spalle e una montagna di soldi in contanti a disposizione, si apprestano a iniziare un nuovo capitolo della loro vita a Milano. Grazie al prof. Ciro Barrese, il dottor Santo Sarmenta va a prestare servizio nella clinica Santissima Maria Celeste. Massimo, detto “Mattanza” per le note caratteristiche, si organizza per ritornare a Oppido Messapico e finire quello che i due cugini sognano da anni: vendicarsi di Costantino Ròchira e di tutti quelli che hanno collaborato allo sterminio della famiglia Sarmenta. Non ci sarà pietà per nessuno di loro.

Ma tutto si complica: Santo scopre che la clinica del prof. Barrese nasconde orribili traffici illeciti, che le lunghe braccia della ’ndrangheta arrivano ovunque, e che Ròchira è soltanto un burattino nelle mani di personaggi che stanno in alto, ma molto in alto…

Dopo “Come belve feroci”, Giuse Alemanno conclude (o forse no) l’epopea sanguinaria e crudele di due cugini così diversi e in fondo così uguali, protagonisti di una storia che nessun lettore potrà dimenticare.