Caro scrittore in erba…
Gianluca Mercadante
Molto si dice sull’arte della scrittura, molto poco invece sul mestiere di scrittore. Su come trovare l’editore giusto e quali siano i rituali da superare nel momento in cui un editore finalmente decide di puntare sulla tua
storia. Sapori e dissapori che uno scrittore in erba deve ingoiare, per sbucciarsi per benino le ginocchia nello sforzo teso a raccontare una verità, la sua, la tua.
Attraverso le sue esperienze e (dis)avventure nel mondo editoriale, Gianluca Mercadante ci ricorda una semplice e onesta verità. Che un libro non si pubblica, ma si scrive.
Nuova edizione rivista e ampliata.
Con la prefazione di Gianluca Morozzi.
Dettagli
Pagine: 169
Formato cartaceo: 15 x 21
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: novembre 2021
Isbn cartaceo: 9788831260145
Isbn ebook: 9788895744759

Gianluca Mercadante è nato nel 1976 a Vercelli. Scrittore e divulgatore letterario, ha pubblicato McLoveMenu (Stampa Alternativa, 2002), Il banco dei somari (NoReply, 2005), Nodo al Pettine – Confessioni di un parrucchiere anarchico (Alacràn, 2006).
Con Las Vegas edizioni ha pubblicato Polaroid (Las Vegas edizioni, 2008), Cherosene (Las Vegas edizioni, 2010), Caro scrittore in erba… (Las Vegas edizioni, 2013; 2021), Caro lettore in erba… (Las Vegas edizioni, 2015), Casinò Hormonal (Las Vegas edizioni, 2018), Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile (Las Vegas edizioni, 2020), L’Isola Senza Tempo (Las Vegas edizioni, 2020), Banda cittadina (Las Vegas edizioni, 2024).
Nel 2025 ha pubblicato il romanzo Il bambino che amava Chaplin (BookTribu).
Da anni riflette sul rapporto tra scrittura, lettura e immaginario collettivo, con uno stile ironico, accessibile e profondamente personale.
Un manuale di sopravvivenza per aspiranti scrittori.
L'incipit di Caro scrittore in erba…
01_Caro scrittore in erba…
Caro Scrittore in Erba,
siediti e stai calmo.
Sono le prime due cose che ti tocca fare, se vuoi scrivere. Può sembrare la più banale delle affermazioni, l’uovo di Colombo, ma le regole del gioco, e del resto il gioco stesso, impongono di compiere senza piagnistei questi due semplici gesti. Dunque procedi, caro Scrittore in Erba: siediti, ripeto, e stai calmo.
Bravo, così. Perfetto. Era tanto difficile?
D’ora innanzi, sei liberissimo di scrivere quello che ti pare e (perfino) dove ti pare. Scerbanenco scriveva al bar, Tolstoj pare amasse prendere appunti, e addirittura buttar giù intere pagine, nel chiasso dei mercati. Fabio Stassi, un autore contemporaneo, scrive a bordo dei treni su cui è costretto a spostarsi, suppongo per lavoro. Qualora fosse un pendolare a sua volta, Fabio Stassi, non garantirei né sul fatto che scriva da seduto, dato il sovraffollamento nelle carrozze, né che mantenga i nervi saldi a fronte di problematiche quali i numerosi quanto spesso inesplicabili ritardi dei mezzi, i guasti all’impianto di climatizzazione, l’ascella prepotente e sincera del vicino, nonché gli afrori assortiti provenienti dai piedi scalzi delle prostitute a bivacco sui sedili.
Pertanto, caro Scrittore in Erba, tu che partecipi a ogni presentazione libraria senza seguire nemmeno un singolo concetto fra quelli argomentati da chiunque sia stato chiamato a comparire in pubblico per discettare di libri e di scrittura, tu che non vedi l’ora si giunga al termine dell’incontro per avvicinare lo scrittore ospite, tu che senza dubbio chiederai allo scrittore ospite come si faccia a pubblicare un benedetto libro, sappi: un libro non si “pubblica”, un libro si “scrive”. E per scrivere un libro è indispensabile sedersi. Praticare qualche piccolo, preliminare esercizio di respirazione, magari.
La pagina bianca esige il tuo rispetto, amico mio, e se non glielo concedi sai quanto gliene frega di restare bianca a vita.







