Caro scrittore in erba…

di Gianluca Mercadante
Un manuale di sopravvivenza per aspiranti scrittori.
In offerta!

Molto si dice sull’arte della scrittura, molto poco invece sul mestiere di scrittore. Su come trovare l’editore giusto e quali siano i rituali da superare nel momento in cui un editore finalmente decide di puntare sulla tua storia. Sapori e dissapori che uno scrittore in erba deve ingoiare, per sbucciarsi per benino le ginocchia nello sforzo teso a raccontare una verità, la sua, la tua. Attraverso le sue esperienze e (dis)avventure nel mondo editoriale, Gianluca Mercadante ci ricorda una semplice e onesta verità. Che un libro non si pubblica, ma si scrive. Con la prefazione di Gianluca Morozzi.

Pagine: 132
Formato cartaceo: 12 x 15
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: dicembre 2013
Isbn cartaceo: 9788895744285
Isbn ebook: 9788895744759

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Gianluca Mercadante

Gianluca Mercadante

Autore di Casinò Hormonal

Gianluca Mercadante è nato nel 1976 a Vercelli. Ha pubblicato “McLoveMenu” (Stampa Alternativa, 2002), “Il banco dei somari” (NoReply, 2005), “Nodo al Pettine - Confessioni di un parrucchiere anarchico” (Alacràn, 2006), e per Las Vegas edizioni “Polaroid” (2008), “Cherosene” (2010), “Caro scrittore in erba...” (2013), “Caro lettore in erba...” (2015), “Casinò Hormonal” (2018), “Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile” (2020), “L’Isola Senza Tempo”.
Questo è il suo sito.

Primo capitolo

01_Caro scrittore in erba…

Caro Scrittore in Erba,
siediti e stai calmo.
Sono le prime due cose che ti tocca fare, se vuoi scrivere. Può sembrare la più banale delle affermazioni, l’uovo di Colombo, ma le regole del gioco, e del resto il gioco stesso, impongono di compiere senza piagnistei questi due semplici gesti. Dunque procedi, caro Scrittore in Erba: siediti, ripeto, e stai calmo.
Bravo, così. Perfetto. Era tanto difficile?
D’ora innanzi, sei liberissimo di scrivere quello che ti pare e (perfino) dove ti pare. Scerbanenco scriveva al bar, Tolstoj pare amasse prendere appunti, e addirittura buttar giù intere pagine, nel chiasso dei mercati. Fabio Stassi, un autore contemporaneo, scrive a bordo dei treni su cui è costretto a spostarsi, suppongo per lavoro. Qualora fosse un pendolare a sua volta, Fabio Stassi, non garantirei né sul fatto che scriva da seduto, dato il sovraffollamento nelle carrozze, né che mantenga i nervi saldi a fronte di problematiche quali i numerosi quanto spesso inesplicabili ritardi dei mezzi, i guasti all’impianto di climatizzazione, l’ascella prepotente e sincera del vicino, nonché gli afrori assortiti provenienti dai piedi scalzi delle prostitute a bivacco sui sedili.
Pertanto, caro Scrittore in Erba, tu che partecipi a ogni presentazione libraria senza seguire nemmeno un singolo concetto fra quelli argomentati da chiunque sia stato chiamato a comparire in pubblico per discettare di libri e di scrittura, tu che non vedi l’ora si giunga al termine dell’incontro per avvicinare lo scrittore ospite, tu che senza dubbio chiederai allo scrittore ospite come si faccia a pubblicare un benedetto libro, sappi: un libro non si “pubblica”, un libro si “scrive”. E per scrivere un libro è indispensabile sedersi. Praticare qualche piccolo, preliminare esercizio di respirazione, magari.
La pagina bianca esige il tuo rispetto, amico mio, e se non glielo concedi sai quanto gliene frega di restare bianca a vita.
Caro Scrittore in Erba, lo so. Avresti preferito io ti dicessi che lo scrivere è una specie di stato di grazia, un bacio mistico, una missione, un travaglio, un parto, uno struggimento, una dolcissima pena, una condanna meravigliosa, una malattia incurabile, un privilegio, una sublimazione, la quintessenza di ciò che intimamente siamo, un modo come un altro per fare soldi, un modo come un altro per fare breccia nel cuore della tua Beatrice (e finalmente trombarla), un modo come un altro per dire al mondo “ciao, mondo, adesso ci sono anch’io”, un modo come un altro per sentirti rispondere dal mondo “ciao, idiota, guarda che avremmo continuato a dormire beati e sereni per il resto della nostra pur miserabile esistenza terrena”.