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Dietro la scena del crimine

di Cristina Brondoni
Per morire è sufficiente battere un po’ forte la testa, non serve che il cranio venga spaccato in due. Morire a volte è una roba semplice.

Si fa presto ad ammazzare un personaggio. Nei libri, nei film e nelle serie TV ci troviamo spesso di fronte a scene del crimine, assassini, morti ammazzati, incidenti, suicidi e infallibili detective che riescono a risolvere i casi più complessi grazie al loro intuito o alla loro intelligenza fuori dal comune. Tutto ciò ci fa pensare che nei casi reali di cronaca nera vengano mandate a indagare persone incompetenti o quantomeno sprovvedute. Analizzando però la fiction con gli occhi esperti di una criminologa, ci si accorge che se certe volte gli scrittori e gli sceneggiatori precorrono metodi e tecniche di indagine, spesso fanno agire i loro personaggi senza tenere conto di cosa succede nella realtà sulla scena del crimine. Perché morire può essere molto semplice, ma scoprire come e perché è una faccenda decisamente più complicata.
Con la prefazione di Luciano Garofano.

Pagine: 128
Formato cartaceo: 15 x 21 cm
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: novembre 2020
Isbn cartaceo: 9788831260084
Isbn ebook: 9788895744650

COD: 6546 Categorie: ,
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Cristina Brondoni

Cristina Brondoni

Autrice di Dietro la scena del crimine

Cristina Brondoni è nata nel 1971 a Milano, città in cui vive.
Giornalista e criminologa, fa docenze e conferenze sull’analisi della scena del crimine, sul profiling, e sulla menzogna.
È consulente in casi di omicidio, suicidio e morte sospetta. Ha fondato Crime Magazine e scritto i saggi “Il soccorritore sulla scena del crimine” con Luciano Garofano (Edizioni Giuridiche Simone) e “Sembrava un incidente - Staging sulla scena del crimine” (Aras Edizioni), e il romanzo “Voglio vederti soffrire” (Clown Bianco). Per Las Vegas edizioni ha pubblicato “Dietro la scena del crimine”, uscito in una nuova edizione nel 2020.

Primo capitolo

Introduzione

La mia insana passione per le scienze forensi mi porta più spesso di quanto sarebbe utile e necessario a leggere libri e vedere film e serie Tv che abbiano un’attinenza reale o presunta con il crimine. Tanto che mio marito a volte mi chiede di essere meno entusiasta quando parlo di morti.
Mi piacciono i libri gialli, quelli thriller, mi piacciono anche quelli alla vecchia maniera a metà tra il noir e l’indagine tradizionale. E poi le serie Tv, che hanno accompagnato e accompagnano la mia esistenza (questo libro ne è la prova: “Mamma, non stavo solo guardando la Tv, mi stavo facendo una cultura”).
Vuoi per il pessimo carattere, vuoi per l’età, vuoi perché faccio consulenze in materia di crimine, sta di fatto che sempre più spesso davanti a un libro o a un film mi capita di pensare o peggio di dire ad alta voce, magari con estranei nei pressi: “Oh parbleu! Ma anche no!”.
Le scienze forensi sembrano emergere da una nube di mistero sexy che le avvolge lasciandosi dietro la nebbia tipica dell’azoto liquido. Attraggono perché qualcuno le ha dipinte in modo che abbiano un certo appeal, o forse attraggono perché, alla fine, si parla di morte e se per anni, quelli dell’edonismo reaganiano e dello yuppismo, l’argomento è stato un tabù, adesso sembra invece finalmente entrato di diritto a far parte della vita. Senza morte, del resto, che vita sarebbe? Lo ha raccontato così bene, tra l’altro, Simone de Beauvoir in Tutti gli uomini sono mortali.
Ma andiamo con ordine.
Le scienze forensi comprendono una serie infinita di scienze e discipline e anche qualcuna in più. Si va, in ordine sparso, dalla balistica alla biologia, dalla geologia all’archeologia, dalla entomologia alla medicina, dalla grafologia alla chimica. E per ogni materia c’è un esperto o un team di esperti che lavorano per venire a capo dell’indagine.
Nei laboratori a cui ci ha abituato la televisione ognuno sa il fatto suo e tutti contribuiscono alla risoluzione del caso. Questo tipo di laboratorio è per esempio quello della serie Tv CSI – Scena del crimine (d’ora in poi solo CSI). CSI è nata nel 2000 – seguita da due spin off, nel 2002 CSI Miami e nel 2004 CSI New York – e all’alba del nuovo millennio la Tv, il pubblico e qualche cattivo non sono più stati gli stessi.
CSI è un prodotto televisivo di tutto rispetto, ma nella realtà in America, così come nel resto del mondo, le cose vanno in modo diverso.
Innanzitutto per i ruoli: in CSI sembra che gli scienziati forensi dirigano l’indagine, si occupino degli interrogatori e abbiano una conoscenza sconfinata su qualsiasi materia e, già che ci sono, nella maggior parte dei casi sono anche belli, bravi e simpatici.
Nella realtà americana gli scienziati forensi pare non contino un granché. Entrano in gioco esclusivamente su richiesta del detective a cui è affidato il caso.
Così ha raccontato un ex detective del New York Police Department con cui mi è capitato di parlare di CSI durante un master di analisi della scena del crimine e scienze forensi in cui entrambi siamo docenti. Un po’ aveva la faccia sorridente e un po’ quella birichina di chi sa. A un certo punto ha alzato la mano sopra la sua testa e l’altra mano l’ha portata più in basso possibile, quasi a toccarsi i piedi e poi mi ha detto: “La vedi la mano in basso? Quello è lo scienziato forense. La vedi la mia mano in alto? Ecco, quello è il detective”.
Insomma, credo mi abbia detto che lo scienziato forense vale meno del due di picche a briscola. Certo c’è anche da dire che lui, ex detective del nypd forse ci teneva a raccontare la sua versione. Per ora non ho ancora incontrato uno scienziato forense di New York, ma quando lo incontrerò ho già in programma di chiedergli la sua in merito alla distribuzione dei ruoli nell’indagine di polizia. Anche se ho idea, seguendo i notiziari americani, che il detective in pensione sia andato piuttosto vicino alla verità.
In Italia, secondo le statistiche del Rapporto sull’omicidio volontario redatto da Eures e Ansa, la maggior parte dei casi viene risolta perché l’autore del reato si costituisce, si ammazza, o viene arrestato perché accampa scuse talmente indecenti che nemmeno sua madre riesce a difenderlo.
Fatto sta che le scienze forensi, nella maggior parte dei casi, entrano in gioco marginalmente, ad esempio, per le impronte digitali o per stabilire l’ora della morte della vittima o per il test del Dna.
Mi è stato chiesto di raccontare la mia versione delle scienze forensi in merito alla fiction e ho provato a farlo in questo libro. L’idea è stata di mettere nero su bianco qualche dritta utile per chi abbia voglia di scrivere un giallo o un thriller o qualcosa in cui a vario titolo c’entrino le scienze forensi, magari una sceneggiatura. Qui può trovare uno spunto, un suggerimento, qualche esempio su come avvicinare l’argomento e due o tre cose che invece sarebbe meglio non fare.
Il libro vorrebbe essere utile anche a chi legge: ho iniziato a studiare le scienze forensi perché, da giornalista specializzata in serie Tv e spettacolo ma con un passato nella cronaca, mi ritrovavo a chiedermi se tutto quello che vedevo sul piccolo schermo fosse frutto della fantasia sfrenata degli sceneggiatori o se ci fosse qualcosa di vero. E anche da lettrice di gialli e thriller qualche domanda mi è capitato di farmela: ricordo come fosse ieri (e non era ieri, ne sono certa) l’incredulità mista a (morboso) interesse nel leggere i romanzi di Patricia Cornwell. Vero o falso? E poi c’era questa cosa di Jack Lo Squartatore che non mi mollava. Perché Jack Lo Squartatore è passato alla storia con “solo” cinque vittime? Praticamente è più conosciuto di Ted Bundy che ne ha ammazzate cinquanta, di persone. Non che sia un primato onorevole, certo. Ma la domanda sorgeva comunque spontanea. Così, ho abbandonato la pur utilissima Wikipedia optando per testi scientifici e studi approfonditi.
Per evitare che la tensione salga alle stelle: alcune cose sono più vere del vero e altre sono false come una moneta da tre euro. Nei romanzi e nelle serie Tv sono i ruoli ad essere più o meno strattonati a uso e consumo delle esigenze narrative. Proprio come diceva il detective in pensione del nypd.
Scienziati forensi con poteri decisionali praticamente infiniti negli Stati Uniti pare non ne abbiano ancora visti.
E Jack Lo Squartatore è più famoso di Ted Bundy perché, ad oggi, il suo caso è ancora aperto mentre Ted è finito sulla sedia elettrica nel 1989.

Chi l’ha letto dice

5 reviews for Dietro la scena del crimine

  1. Laura Argelati

    Interessante, appassionante, istruttivo e anche divertente!
    Il punto di vista professionale dell’autrice, mixato con lo stile frizzante e ironico della sua narrazione, da vita ad un libro davvero coinvolgente!

  2. Michela

    Davvero bello e interessante! L’ho divorato. L’autrice spiega in modo chiaro, senza essere mai pedante. Lo stile è ironico, sembra quasi di averla lì davanti a raccontarti i retroscena. Non potrò mai più vedere le serie tv come prima! 😀

  3. Simona

    Divorato. Sarà che sono cresciuta a pane e Signora Fletcher, nutella e CSI, fatto sta che ci ho trovato un sacco di nozioni interessanti (ho sottolineato pagine intere, che rileggerò fino a quando non ricorderò perfettamente come funzionano algor, rigor e livor mortis). Il tutto raccontato come se fosse una piacevole chiacchierata con l’autrice.
    Molto, molto piacevole.

  4. Giulia Mastrantoni (proprietario verificato)

    Splendido. Ironico, documentato e mai palloso. Leggetelo.

  5. Chiara

    Quello che traspare leggendo questo libro, oltre alla passione smodata, sincera e genuina di Cristina Brondoni verso la criminologia e le scienze forensi, è la sua infinita sete di conoscenza che la spinge a documentarsi continuamente e con un approccio sempre più clinico e critico, senza però mai tralasciare l’ironia e la voglia di non prendersi mai troppo sul serio.

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