La misura imperfetta del tempo

Monica Coppola

Una famiglia, tre donne di tre generazioni diverse e un vecchio segreto che sta per essere rivelato.

Mia ha ventidue anni e lotta perennemente con ansie e insicurezze. È cresciuta nella periferia torinese con i nonni materni, senza sapere nulla dell’identità del padre. La nonna, Zita, è vivace e dinamica ma ora deve superare il lutto per la recente morte del marito. La madre, Lara, ha anteposto la carriera all’istinto materno e vive a Milano dove coltiva ambizioni e amanti conosciuti online.

Durante una vacanza alle terme, Zita incontra Santo, accetta il suo corteggiamento e ricomincia a vivere. Questa sua scelta destabilizza Mia che, ancora legata al ricordo del nonno, inizia a ostacolare la relazione. E riporta Lara a Torino, per capire cosa stia succedendo tra nonna e nipote.

Quando le tre si ritrovano, il confronto sfocia in un aspro litigio, ma la verità sul padre di Mia, che Lara ha tenuto nascosta a tutti per più di vent’anni, sta finalmente per venire a galla.

Dettagli

Pagine: 221
Formato cartaceo: 15 x 21 cm
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: maggio 2019
Isbn cartaceo: 9788895744490
Isbn ebook: 9788895744520

 

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Foto di Monica Coppola

Monica Coppola è nata a Torino. Ha pubblicato i romanzi Viola, vertigini e vaniglia (BookSalad, 2015), La misura imperfetta del tempo (Las Vegas edizioni, 2019) e Le bugie non salvano nessuno (Las Vegas edizioni, 2023). Ha curato l’antologia Dai un morso a chi vuoi tu (BookSalad, 2016). Ha scritto racconti per La Repubblica – L’Espresso e Carie, e collaborato con il blog di Vanity Fair. Si occupa di marketing e formazione.

Le cose belle te le devi prendere quando arrivano e devi imparare a lasciarle andare quando se ne vanno.

L'incipit di La misura imperfetta del tempo

Prologo

Di cose da ricordare quel giorno ne erano successe tante. Troppe.
La prima che veniva in mente a Lara erano i bigodini flosci, blu e verdi, sparpagliati sui capelli di sua madre, esausti come lei, quando le aveva aperto la porta all’alba.
La seconda era lo schiaffo, secco e deciso, che le aveva dato suo padre subito dopo.
Lara se l’era preso senza dire una parola, labbra e verità serrate, i vestiti stropicciati come quelle notti fuori casa, senza dormire, senza mangiare. Notti che adesso non servivano più a niente, che bruciavano come le cinque dita sulla guancia.
Avrebbe potuto raccontare l’accaduto e forse Zita e Tore avrebbero smesso all’istante di sputarle addosso i dispiaceri, la mancanza di rispetto, i sacrifici che facevano per lei e le altre menate. Sarebbero ammutoliti di colpo, l’avrebbero abbracciata.
Ma era rimasta in silenzio; si era cambiata, un paio di jeans, un maglione a caso, qualcosa per coprire il segno dello schiaffo, una sciarpa rossa, maledetta come quel giorno, come quelli precedenti. Una sciarpa che pungeva e non avrebbe messo mai più.
Ci aveva affondato il viso dentro, era uscita sbattendo la porta sulle facce stravolte dei suoi, i passi concitati dentro le pozzanghere, incurante della pioggia, di tutto il resto.
La chiesa era in fondo alla piazza con i piccioni che cagavano dappertutto. Il sindaco aveva messo una rete per ripararla e adesso, sotto quella rete, si muoveva una marea di gente. Troppa.
Si era buttata in mezzo anche lei, chi la spingeva a destra, chi a sinistra, ombrelli che si aprivano e chiudevano, la mano d’istinto era scivolata sotto il giubbotto.
Era riuscita a entrare ma non vedeva niente. Malediceva il suo metro e sessanta scarso e tutti quelli che le stavano davanti. Si era avvicinata al confessionale, il prete aveva allargato le braccia per dirle che non era il momento. Lara l’aveva ignorato, si era arrampicata sui gradini e finalmente li aveva visti: il padre, la madre, la figlia più o meno della sua stessa età.
Ondeggiavano abbracciati l’uno all’altro, sommersi da fiori di dolore.
Le era colato dentro un misto di rabbia e sofferenza. Di impotenza a cui voleva ribellarsi.
Adesso vado e gli racconto tutto.
Aveva fatto qualche passo ed era stata travolta da un senso di straniamento, il respiro spezzato come se la vita le si staccasse di dosso e scivolasse via. Le dita si erano arrampicate sul viso per assicurarsi di averlo ancora. Erano arrivati i dubbi, i ripensamenti.
Come poteva lei a vent’anni cambiare quello che stava accadendo?
Aveva taciuto, un’altra volta in quella giornata.
L’attimo se n’era andato. Lei anche.

 

 

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