La vita sociale delle sagome di cartone

di Fulvio Gatti
Questa cosa che i libri curano è una cazzata immonda, lo sa, vero?
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Paul Pavese, scrittore di best seller, mentore del progetto editoriale Fabula Nuova e ispiratore di una generazione, è sparito nel nulla. L’unica persona che però sembra davvero preoccuparsene è la responsabile marketing della casa editrice, Samantha Neli, che da sempre è una sua fan.
Inizia così una ricerca tra i testi pubblicati e inediti, a caccia di indizi che sembrano non portare a nulla. Così come non sembra risolutivo spostare l’indagine nelle terre di origine di Pavese.
Ma forse la soluzione è molto più vicina di quanto Samantha non creda…
Tra libri garantiti per tutti dal Governo e venduti pure in farmacia, “La vita sociale delle sagome di cartone” è un romanzo a tratti surreale, a tratti grottesco, che indaga sul concetto di fiction – quanto c’è di vero nella finzione e quanta finzione c’è nella verità? – e che non rinuncia mai ad essere dissacrante nei confronti del mondo editoriale e dei suoi meccanismi.

Pagine: 213
Formato cartaceo: 15 x 21 cm
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: settembre 2019
Isbn cartaceo: 9788895744506
Isbn ebook: 9788895744513

COD: 17170 Categorie: ,
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Fulvio Gatti

Fulvio Gatti

Autore di La vita sociale delle sagome di cartone

Fulvio Gatti è nato nel 1983 a Torino e vive in provincia di Asti. Specializzato in cultura pop, fumetto e immaginario fantastico, scrive da oltre un decennio su testate locali e nazionali ed è curatore di eventi. Suoi racconti in inglese sono usciti su antologie per il mercato internazionale. Ha pubblicato “I nerd salveranno il mondo” (Las Vegas edizioni, 2017), “Mostri, supereroi e navi spaziali” (Impressioni grafiche, 2018) e “La vita sociale delle sagome di cartone” (Las Vegas edizioni, 2019).

Primo capitolo

Prologo

Paul Pavese, lo scrittore best seller, l’ispiratore e il mentore di una generazione, alla quale aveva regalato il progetto editoriale Fabula Nuova, era sparito da alcuni giorni, eppure nessuno alla redazione nell’angusto ufficio di via Cernaia a Torino pareva avervi dato peso. L’annuale corsa contro il tempo per arrivare al Salone del Libro con le novità fresche di stampa, uno stand decente, quattro persone non impresentabili da far ruotare dietro il banco e un paio di incontri in Sala Avorio – mica erano così pazzi da chiedere la Sala Gialla – aveva la precedenza assoluta in quel periodo dell’anno.
Certo non sentiva la mancanza di Paul il socio Cartesio Durante, la barba sale e pepe scarmigliata per il continuo strofinare, la cui preoccupazione principale erano i costi causati dal fin troppo presente Paul con le sue proposte bislacche; ogni giorno una nuova idea, e mai che il grande uomo accettasse di ripubblicare un suo vecchio titolo, che – per quanto datato o banale – avrebbe presumibilmente permesso, con il solo nome in copertina, di risanare i conti dell’azienda.
Né se ne era preoccupata la marketing manager Samantha Neli. Affascinata da Paul come chiunque altro quando si erano conosciuti, con gli anni la loro relazione si era trasformata in una tacita codipendenza: erano due naufraghi su una zattera alla deriva e litigare avrebbe richiesto un dispendio di energia troppo grande perché ne valesse la pena, oltre che mettere a rischio la loro stessa sopravvivenza.
Non lo dichiarava apertamente, per timore di infastidire l’apocalittico Cartesio, ma a Samantha le idee di Paul continuavano a piacere. Abituata al chiacchiericcio isterico e alla disperazione trattenuta degli addetti alla cultura tricolori, le sembrava di prendere una enorme boccata d’aria ogni volta che, sugli stessi temi, si ritrovava a colloquiare informalmente con il suo superiore. Paul Pavese giocava in tutta un’altra categoria, di questo era certa, e non faceva fatica a immaginarselo come il protagonista di quel celebre dipinto di epoca romantica – un giorno o l’altro sarebbe riuscita a ricordarne il titolo senza cercare su Google – intento a fissare l’orizzonte e che vedeva più lontano di chiunque altro. Una fantasia che si guardava bene dal confessare al diretto interessato: con piemontessimo sarcasmo, unito a gusto nerd, Paul le avrebbe replicato che si sentiva piuttosto un infangato d-3bo appena entrato nel palazzo di Jabba.
Nessuno si era preso la briga di chiedere l’opinione del terzo dipendente della casa editrice, un quasi-trentenne scuro di capelli e di attitudine di nome Rio Cormana. Se infatti la signora Carla Giulietti, all’amministrazione, badava poco o nulla alle sorti culturali di Fabula Nuova, comportandosi come una normale impiegata, era sotto gli occhi di tutti che il ruolo di editor capo fosse qualcosa a cui Rio teneva quanto alla sua stessa vita. Si favoleggiava di interminabili riunioni nell’ufficio di Paul, a discutere di linee editoriali e di sesso dei Puffi; al termine, Samantha riceveva una serie di appunti scritti a mano che doveva trasformare, con creatività e mestiere, in comunicazioni ufficiali. E le stava bene così.

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