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Buone vacanze!

Una più del Diavolo

di Lorenzo Vargas
Si era preso finalmente qualche responsabilità. Certo, salvare il mondo poteva sembrare un po' esagerato, ma comunque era un inizio.

Il Diavolo è sparito.
Nessuno in cielo o in terra ha la più pallida idea di dove sia e questa è cosa più grave di quanto possa sembrare. Perché il Diavolo è il contrappeso di una bilancia, senza il quale il Buon Dio™ potrebbe trovare eccessiva difficoltà a rimanere Buono ancora a lungo. Così Raziel, l’angelo dei segreti, determinato a risolvere la cosa da solo, dovrà rivolgersi all’unico eroe che l’umanità paia mettere a disposizione: Giovanni Archei, oscuro musicista, mai del tutto cresciuto.
Insomma, l’umanità ha visto giorni migliori.

Pagine: 280
Formato cartaceo: 13 x 19
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: aprile 2017
Isbn cartaceo: 9788895744384
Isbn ebook: 9788895744605

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Lorenzo Vargas

Lorenzo Vargas

Autore di La bambina di un milione di anni

Lorenzo Vargas è nato a Roma nel 1991 e vive a Macerata. Dopo essere stato finalista al talent di Rai3 “Masterpiece”, ha esordito con “Pierre non esiste” (Bompiani, 2015). Per Las Vegas ha pubblicato “Una più del Diavolo” (2017) e “La bambina di un milione di anni” (2020).

Primo capitolo

Capitolo 1
Ovvero in principio era…

Napoli
Da quando l’essere umano è stato dotato di ragione, ha usato ogni suo secondo passato lontano dalle miserie della vita, a osservare il cielo, ai suoi occhi eterno e sconfinato.
Così, insieme alla sensazione che ci fosse qualcosa, oltre alla terra che aveva sotto i piedi, l’uomo fu dotato della curiosità. Cos’erano quelle luci lontane, che ammiccavano al suo indirizzo, la notte? Erano occhi, che lo osservavano nell’ora più oscura? O fiaccole, luci e lampioni di remote città nello spazio, che a loro volta guardavano la Terra, colme di interrogativi e speranza?
E cosa dire di quei corpi luminosi, che in controtendenza alle stelle, solcavano il cielo?
L’umanità s’era data nel tempo migliaia di risposte: l’ira di un Dio, meteore, ufo.
Per quanto riguardava Giovanni Archei, pareva che l’oggetto luminoso in movimento fosse una lampada da comodino, di quelle col paralume di stoffa. Il misterioso motore immobile, che, invece, l’aveva lanciato, poteva essere identificato con una certa sicurezza nell’ex compagna del suddetto, spinta alla dimostrazione di forza dalla recentissima separazione. Si chinò velocemente, permettendo alla suppellettile di terminare il proprio viaggio contro il muro alle sue spalle. La ragazza, non contenta del brutale omicidio del lume, afferrò un piatto e ripeté l’operazione.
Questa volta più preparato, Giovanni riuscì a prenderlo al volo, ma ebbe poco tempo per gloriarsi dell’impresa: la signorina, che rispondeva al nome di Alice D’Agostino, gridò per l’esasperazione: «Stronzo!»
E lanciò una tazza per la colazione con fantasia pezzata. Impreparato, l’uomo si fece scudo del piatto, che andò in pezzi insieme alla tazza. Ciò rivelò che Archei possedeva un altro tratto tipico dell’essere umano: per salvare una cosa, ne rompeva due.
«Che vuol dire mi stai lasciando, stupida parodia di un essere umano?»
Nonostante il concetto paresse ad Archei piuttosto semplice, per dimostrare la propria buona fede, tentò di renderlo più chiaro.
«Alice, fatta eccezione per i primi due-tre mesi, che ti devo rendere onore, sono stati più che godibili…»
Venne schivato un altro piatto, che lasciò una tacca nella vernice del muro come unico monumento funebre. «No, brutto cretino, voglio sapere perché!»
Addio a quello che Giovanni poté argutamente identificare come un vaso, benché dopo la sua inevitabile fine.
«Ci stavo arrivando, un att…»
Piatto. Posate. Piatto, piatto, lampada, candeliere.
«Finirla di lanciarmi le ceramiche aiuterebbe molto la comunicazione, sai?»
Di tutta risposta Alice scagliò una sedia, dimostrandosi disponibile a una tregua col vasellame.
Archei continuò: «Alice, in questi ultimi otto mesi sei stata possessiva, paranoica e acida. Per non parlare del complesso di superiorità che hai da quando guadagni più di me. Non capisco poi perché te la prendi tanto. Non ho nulla che ti piaccia. Non ti piace come porto i capelli…»
Vaso.
«… non ti piace come mi vesto, che faccia il musicista…»
Forchetta, conficcata al muro per i rebbi.