Come scrivere dialoghi in un racconto o in un romanzo?

20 Set 2022 | Scrivere | 0 commenti

Sui social abbiamo chiesto ai nostri lettori quali erano i loro dubbi a tema scrittura. Una domanda piuttosto frequente è stata ‘Come inizio a scrivere un libro? Da dove parto?’, la seconda domanda più gettonata riguardava un altro tema scottante, ossia ‘Come scrivere dialoghi che funzionano?‘.

Scrivere dialoghi efficaci, che funzionino e che siano credibili è uno degli aspetti più complicati della scrittura. Spesso quando leggo un manoscritto aspetto il momento in cui i personaggi saranno costretti a parlare tra di loro: di solito è lì che si vede la differenza tra chi padroneggia bene gli strumenti narrativi e chi no.

Se in una sceneggiatura i dialoghi sono fondamentali, in un racconto o in un romanzo i dialoghi potrebbero anche essere non esserci. Come sempre, non trattandosi di una scienza esatta, non c’è una regola: esistono grandi romanzi composti quasi interamente da dialoghi, tipo Il laureato di Webb, e romanzi in cui i dialoghi sono praticamente assenti, tipo Estinzione di Bernhard. La paga del sabato di Fenoglio fu rifiutato da Einaudi perché troppo dialogato e quindi, nella concezione dell’epoca, troppo cinematografico. Ma oggi, per fortuna, le cose sono cambiate.

I dialoghi in un romanzo e in un racconto danno ritmo alla storia, alleggeriscono la pagina, velocizzano la lettura e spesso i lettori non troppo forti cercano proprio libri con molti dialoghi, perché “spaventano meno”. Eppure, come dicevo prima, scrivere dialoghi è difficilissimo.

Come si scrive un dialogo efficace?

Se è vero che non esistono regole, anche per scrivere dialoghi efficaci ci sono una serie di consigli da tenere a mente.

Il primo è che un dialogo in un libro non deve essere un riempitivo, ma deve portare avanti la storia, rivelare il carattere e le intenzioni dei personaggi, cambiare la relazione tra i dialoganti. Un dialogo, insomma, è azione!

Leggo un sacco di manoscritti in cui ci sono infiniti dialoghi in cui non succede nulla, e i personaggi non fanno altro che salutarsi, chiedersi come stanno, parlare del più e del meno come si farebbe in ascensore con uno sconosciuto. Ma, come potete immaginare, i dialoghi che avvengono normalmente in ascensore sono davvero poco narrativi e interessanti.

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Noooiooooosoooooo!

Come seconda cosa, i dialoghi efficaci in un libro devono essere scritti nel linguaggio giusto. Il che non vuol dire che si debba ricalcare il parlato reale, anzi: paradossalmente se trascrivessimo dialoghi reali ci sembrerebbero molto più artificiosi e meno verosimili rispetto a dialoghi scritti (e limati) a tavolino. Provate a vedere quando vengono trascritte sui giornali le intercettazioni telefoniche in seguito a qualche scandalo: di solito non si capisce quasi nulla di quello che le persone si dicono.

Per “linguaggio giusto” intendo dire che deve essere il linguaggio del personaggio che parla e non dell’autore o del narratore. Non ha senso far parlare un bambino di tre anni come un adulto o un contadino dell’Ottocento come un professore di Oxford. Per essere credibili, i dialoghi in un racconto e in un romanzo devono sembrare davvero usciti dalla bocca del personaggio in questione. 

Semplice? Per niente. 

E ancor di più se pensiamo che ogni personaggio dovrebbe parlare a modo suo, coi suoi modi di dire, i suoi tic verbali, i suoi dialettismi, le sue esclamazioni. Più riusciamo a differenziare la parlata dei personaggi, a darle colore, e più i nostri dialoghi risulteranno efficaci e credibili.

Inoltre, ogni battuta di dialogo dovrebbe far passarci un’informazione, esplicita o implicita. Altrimenti, in tutta probabilità, è una battuta inutile, che si può tagliare. Ma attenzione…

Cosa non bisogna fare per scrivere dialoghi in un libro?

Per scrivere dialoghi efficaci ci sono tre cose che dobbiamo evitare assolutamente.

La prima è utilizzare i dialoghi per far passare al lettore informazioni che i personaggi sanno già. Tipo: “È successo l’altr’anno, quando ti sei rotto la gamba perché uscendo dal portone di casa sei finito sotto la bicicletta.” Sono tutte cose che l’altro personaggio sa benissimo, a meno che non soffra di amnesie, e che in maniera molto goffa vogliamo far sapere al lettore. Ecco, scrivere dialoghi così non è mai una buona idea. Se riteniamo che queste informazioni siano fondamentali, troviamo un altro modo per inserirle ma di certo non nei dialoghi. Qui basterebbe: “È successo quando ti sei rotto la gamba.”

La seconda cosa da evitare quando si scrive un dialogo in un racconto o in un romanzo è di scrivere battute troppo lunghe e contorte. I dialoghi efficaci sono lineari, brevi e spesso composti da frasi nominali (cioè senza predicato verbale). Se volete leggere dialoghi perfetti vi consiglio Hemingway, in particolare Fiesta e Addio alle armi.

La terza cosa da evitare è di scrivere dialoghi in cui ci siano risposte scontate e prevedibili. Se la risposta è di questo tipo, tagliatela: il lettore ci arriverà comunque e non avrà l’impressione di aver letto qualcosa di banale. Esempio: “Attenta, hai la borsa aperta!” Risposta prevedibile: “Grazie, la chiudo subito.” Risposta che porta avanti la storia: “Lo so, altrimenti il mio cucciolo di drago non respira.”

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Non era un cucciolo di drago

Ricordatevi che il dialogo è uno strumento potentissimo nelle vostre mani, vi permette di mettere davvero in scena, di farci vedere e ascoltare i vostri personaggi come se fossero su un palco di fronte a noi.

Ma ricordatevi anche che scrivere dialoghi efficaci in un racconto o in un romanzo richiede molto lavoro e infinite riscritture, fino a quando non vi sembrerà che i personaggi stiano parlando davvero con la loro voce.

Ora hai un sacco di indicazioni per scrivere i tuoi dialoghi. Certo, la pratica è un’altra cosa: vieni a fare pratica con noi nel nostro corso online di scrittura creativa

Ha scritto il post
Andrea Malabaila
Sono nato a Torino nel 1977. Nel 2007 ho fondato Las Vegas edizioni, di cui sono Sindaco, direttore editoriale, oscuro burocrate e facchino. Insegno Scrittura Creativa alla Scuola Internazionale di Comics di Torino. Ho pubblicato il primo romanzo a ventitré anni e da allora il vizio della scrittura non mi ha più abbandonato. Fino a qui i romanzi sono sette: “Quelli di Goldrake” (Di Salvo, 2000), “Bambole cattive a Green Park” (Marsilio, 2003), “L’amore ci farà a pezzi” (Azimut, 2009; Clown Bianco, 2021), “Revolver” (BookSalad, 2013), “La parte sbagliata del paradiso” (Fernandel, 2014), “Green Park Serenade” (Pendragon, 2016) e "La vita sessuale delle sirene" (Clown Bianco, 2018). Nella prossima vita voglio essere l’ala destra della Juventus Football Club, nella precedente avrei voluto essere uno dei Beatles.

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