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Esce “Tenebre”: ecco perché l’abbiamo pubblicato

Era il 2007 e stavo cercando i primi testi da pubblicare: Las Vegas, allora, era solo un progetto di casa editrice.
Avevo un paio di testi che stavo considerando come possibile prima uscita. Non mi entusiasmavano ma pensavo di non poter pretendere troppo, perché i capolavori non sarebbero certo arrivati a me, non così presto, almeno. Poi mi arriva via mail Saxophone Street Blues e ne rimango subito stregato. Mollo tutto il resto, compresi i due testi di cui sopra, e mi ci dedico completamente. Capisco che devo – e posso! – alzare l’asticella. Nel giro di una decina di giorni contatto l’autore, giovanissimo, vent’anni appena. Lui si firma con uno pseudonimo (che cambierà) e avendo ricevuto una risposta così veloce pensa di essere finito in qualche truffa da manuale. Ma poi ci incontriamo a Torino, ci conosciamo, firmiamo, ed ecco che il primissimo autore Las Vegas ha un nome (misterioso per il pubblico) e un volto (mascherato durante le presentazioni). Da allora pubblica altri due romanzi con noi: Making Movies sempre con lo pseudonimo di Hector Luis Belial, e Alla corte del Re Cremisi, firmato sia con lo pseudonimo sia con il nome vero, quasi fosse un lavoro a quattro mani tra l’autore che era stato e l’autore che ormai era.
Il nome vero è Elia Gonella, che intanto si fa strada come sceneggiatore. E che qua e là torna a fare incursioni nella narrativa, con racconti che appaiono su Linus e sugli ultimissimi numeri di Effe e di Carie.

Oggi torna in libreria con un nuovo libro, Tenebre, portato in anteprima al Salone del Libro di Torino e subito ben accolto dal pubblico.
Tenebre è una raccolta di dieci racconti notturni che indagano il tema della paura. Abbiamo deciso di pubblicarlo non solo perché Elia Gonella è molto bravo (adesso ancora più di dieci anni fa) ed è uno dei nostri autori storici, ma perché in giro di raccolte come questa ce ne sono poche. Pare che ci sia un rilancio dei racconti, grazie anche al lavoro delle redivive riviste letterarie, ma questa è una raccolta che ha una compattezza rara, non è il classico collage di testi messi insieme in maniera un po’ casuale. Qui c’è un progetto dietro, un’omogeneità che rende i dieci racconti una specie di romanzo a episodi, anche grazie alla comune ambientazione nell’immaginaria e decadente città di Futura. Si parla di ricordi che ancorano i personaggi al passato, di sogni che vengono spezzati, di amori finiti, di amicizie rinnegate. Di vita vera, insomma.
A parer mio, un testo importante che andrebbe non solo letto ma studiato da chi si vuole cimentare con il genere del racconto.

Notte. Tornata in città per seppellire il padre, una ragazza trova il suo appartamento infestato da presenze più oscure dei cattivi ricordi. Un uomo rivede un amico d’infanzia e scopre che entrambi sono ancora rinchiusi nello stesso labirinto. Un bambino sogna di incontrare il suo idolo, un campione di boxe, fino a quando il buio gli rivela la sua vera natura. Ai confini della periferia, sette torri di cemento – ciò che resta di un futuro fatiscente – stanno per conoscere il tritolo.
Nell’ora più nera escono allo scoperto scarafaggi dalla corazza lucida, l’occhio di una civetta prigioniera, le zanne di un cane randagio. Nel buio brillano i tasti di un clarinetto mai suonato, la lama di un pugnale, giocattolo per bambini crudeli. Basta un piccolo bagliore, e le tenebre della memoria si squarciano. Ne escono sussurri e grida, tutti gli addii mai pronunciati, i lamenti degli amori spezzati, degli amici rinnegati.
Dieci storie ambientate nel cuore della notte, dieci personaggi soli davanti alle loro paure più profonde.

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