L’onda lunga (Un racconto Blues) è una storia che parte da lontano. L’autore, Mariano Rose, l’aveva pensata inizialmente come graphic novel, ma poi durante il periodo del Covid ha deciso di provare a farne un romanzo.
Ho avuto la fortuna di leggere le prime pagine di quel primo tentativo e da subito ho invitato Mariano a proseguire nella sua nuova avventura.
Innanzitutto perché volevo conoscere meglio il protagonista del suo libro, la balena parlante di cui non sapevo ancora molto.
E poi perché Mariano Rose è bravo davvero – e questo lo sapevo da tempo. Lo sapevo perché è stato mio allievo al corso di scrittura creativa 2017-2018 alla Scuola Internazionale di Comics di Torino, sicuramente uno dei migliori che mi siano capitati tra le mani. È arrivato al corso che aveva già pubblicato una storia di Dylan Dog – wow, uno dei miei miti! – e avrebbe potuto tirararsela un sacco, e invece no: massima disponibilità anche verso i suoi compagni.
In seguito ne ho apprezzato l’attitudine da vero autore, perché non si limitava a sfruttare l’innegabile talento (che da solo non basta mai), ma provava sempre a crescere cercando nuove strade.
Ma perché abbiamo deciso di pubblicare “L’onda lunga (Un racconto Blues)”?
Se mi avessero proposto un romanzo con una balena parlante come protagonista, probabilmente avrei cercato la prima finestra per lanciarmi di sotto e scappare. Perché l’idea da cui parte L’onda lunga (Un racconto Blues) è una di quelle idee molto pericolose: è facilissimo fare una frittata colossale, per non dire di peggio, o precipitare, come dicono i giovani, nel cringe.
E invece non succede: la bravura di Mariano Rose sta proprio nel riuscire a rendere credibile e mai forzata l’intera vicenda, e far sì che dopo poche pagine non ci poniamo assolutamente il problema su quello che dice e fa Blues, la balena parlante. Ci sembra normale. Il patto tra narratore e lettore è quindi salvo.
Ma al di là di questo, il romanzo pone temi molto interessanti e molto attuali: dietro la sua facciata fantastica, ci parla di ambientalismo, di antropocentrismo, della crisi climatica e del rapporto tra successo e politica.
Scrivere di questi argomenti in un saggio secondo me avrebbe avuto meno presa sul lettore, sarebbe stato più asettico. Invece ancora una volta il tanto bistrattato romanzo ci rivela di non essere morto ma sempre in gran forma. Ci fa fare i conti sulla nostra realtà e su dove stiamo andando.
Come? Attraverso lo sguardo di una balena.
Ecco perché L’onda lunga (Un racconto Blues) mi è sembrato non solo una storia appassionante ma anche un perfetto libro in stile Las Vegas: se è vero che vogliamo storie che ribaltino i punti di vista più abusati, cosa c’è di meglio del punto di vista di una balena un po’ cinica, che sembra conoscere gli esseri umani meglio di noi?


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