Una storia funziona se c’è un conflitto

8 Febbraio 2021

Qualcuno (il protagonista) vuole qualcosa.

Quel “qualcosa” lo chiamiamo spesso MacGuffin, parola inventata di sana pianta da quel genio di Hitchcock.
Cosa vuol dire, MacGuffin? NIENTE.

Perché Hitch sapeva benissimo che non importa COSA si cerchi: importa che quel qualcosa sia importante per il protagonista e l’antagonista, ed entrambi siano disposti a tutto per averlo.

Il “qualcosa” può prendere parecchie forme.

Può essere un’altra persona, e allora abbiamo le commedie romantiche: il protagonista (o la protagonista) vuole qualcuno, e qualcun altro vuole impedirglielo (la sua famiglia, vedi Romeo e Giulietta; oppure il fidanzato/a di lui/lei, eccetera).

Può essere un’informazione: cosa sono le detective stories, i gialli, i thriller se non storie in cui qualcuno cerca un’informazione, e cioè “chi è stato?” (letteralmente: in inglese si chiamano whodunnit, contrazione di “who has done it?”)? E allora la storia diventa il conflitto tra qualcuno che cerca informazioni (lo Sherlock di turno) e qualcun altro che non vuole dargli tali informazioni, il colpevole: del resto, come dice una vecchia battuta, l’omicida preferisce sempre restare anonimo.

Oppure il nostro protagonista vuole semplicemente salvarsi la vita, ed entra in conflitto con qualcuno o qualcosa che quella vita gliela vuole togliere: e allora abbiamo gli horror, o meglio ancora i film catastrofici. Bruce Willis contro un enorme meteorite!

In altri casi ancora, più rari, il protagonista vuole invece disfarsi di un qualcosa. Come il povero Frodo e tutta la sua Compagnia, che vogliono solo sbarazzarsi di quell’inquietante anello e gettarlo nel Monte Fato.

Ma il nostro protagonista deve volere PARECCHIO quel suo MacGuffin.
Se non lo vuole abbastanza, perdiamo subito interesse.

Del resto, se gliene frega poco a lui, perché dovrebbe fregare qualcosa a noi?

IRON MAN
Steve, dobbiamo recuperare le Gemme dell’Infinito prima che Thanos le usi per eliminare tre miliardi di persone!

CAPTAIN AMERICA
Sì, sì, il tempo di finirmi ‘sta sigaretta e arrivo.

Capirete che la storia diventa deboluccia.

Se il protagonista vuole DUE cose contemporaneamente, a meno che non sia uno sporco trucco dell’antagonista per metterlo in difficoltà, il conflitto è di nuovo debole.

INDIANA JONES
Voglio trovare l’Arca dell’Alleanza prima dei nazisti! Però voglio ANCHE quel carinissimo bureau rococò che avevo visto in un mercatino di Parigi che guarda, uno spettacolo!

Alla fine, l’eroe dovrà scegliere per forza tra uno dei due obiettivi: quindi uno sarà importante, l’altro trascurabile – e quindi inutile.

Se il protagonista si arrende subito, ancora peggio.

LUCIA
Don Rodrigo vuole impedirci di sposarci!

RENZO
Vabbe’, allora aspettiamo.

LUCIA
Okay. Magari nel frattempo me lo limono, così lui è contento e noi pure.

Roberto Gagnor

Roberto Gagnor

Sceneggiatore, docente e scrittore

Scrive per Topolino dal 2003. Ha firmato più di 200 storie Disney in italiano e inglese, tra cui Topolino e il Surreale Viaggio nel Destino e il ciclo della Storia dell’Arte di Topolino. Ha studiato regia ai Film&TV Workshops di Rockport (USA) e alla Scuola Holden con Abbas Kiarostami, e sceneggiatura al VII Corso RAI-Script a Roma. Ha vinto "Talenti in Corto" nel 2011, col cortometraggio Il Numero di Sharon. Il suo primo film da sceneggiatore, Sommer Auf Dem Land (Detail Film / Black Forest Films) è uscito nel 2012 in Germania e Polonia. È co-autore di Food Wizards in produzione con RAI e Zocotoco. È il co-fondatore di Magical Realist.
Insegna sceneggiatura all’Accademia 09 (Milano) e all’Ist. Cinematografico Antonioni (B.Arsizio), oltre a tenere laboratori di fumetto per ragazzi. Collabora con Il Post.

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Roberto Gagnor

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