Chi ci segue, lo sa: Fulvio Gatti ha pubblicato con noi qualche tempo fa un saggio pop intitolato I nerd salveranno il mondo. Tempo dopo ha cominciato a parlarci di una serie di idee che gli frullavano in testa: storie a cui pensava da anni e che forse era il caso di scrivere o di sviluppare. Tra queste c’era un racconto che iniziava con una scena piuttosto scioccante e che parlava della sparizione del famoso scrittore e editore Paul Pavese. Mi ricordo di averlo letto a Palermo, nei giardini di Villa Giulia, nel nostro tour (mio e di Carlotta) siciliano dell’ottobre 2016. E di aver poi detto a Fulvio: “Questo racconto merita di essere ampliato”.
E così è stato.
La scena scioccante è rimasta (non vi spoilero nulla) e così pure la sparizione di Pavese. Il finale invece è completamente cambiato e sono sicuro che vi spiazzerà non poco.
Ma perché abbiamo deciso di pubblicare La vita sociale delle sagome di cartone?
Prima di tutto perché è il classico romanzo Las Vegas, in cui le cose non sono come sembrano a prima vista.
E poi perché può essere letto a più livelli: può sembrare una semplice storia a tinte gialle, oppure un esperimento letterario che strizza gli occhi a tutti quelli che amano i libri, oppure ancora un romanzo che prende a schiaffi il mondo editoriale e, più in generale, l’universo dell’intrattenimento. È soprattutto quest’ultima lettura che ci ha divertiti e ci ha fatto riflettere su quali derive possono giungere l’editoria e chi si arroga il diritto di fare (e imporre) cultura.
Tutto ruota intorno al concetto di fiction: quanto c’è di vero nella finzione e quanta finzione c’è nella verità?
A voi scoprirlo!


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