“Quante cose ci ha rubato la guerra” esce in libreria: ecco perché l’abbiamo pubblicato

24 Mag 2024 | Fare i libri | 0 commenti

Quante cose ci ha rubato la guerra è il romanzo d’esordio di Manuela Barban, che abbiamo presentato in anteprima all’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino e che ha avuto un successo di vendite clamoroso: mai in passato in una fiera avevamo venduto 105 copie di un singolo titolo!

I lettori sono subito stati catturati da questa storia (e dai racconti di Manuela che è stata con noi allo stand quattro giorni su cinque), probabilmente perché ne hanno apprezzato l’autenticità: è la storia dei nonni dell’autrice durante la Seconda guerra mondiale e la Resistenza, con tanto di lettere che i due si sono scritti in quel periodo.
Silvana e Goffredo erano due persone interessanti, fuori dagli schemi, affamate seppur in maniere diverse di libertà e indipendenza. Due persone che sembravano uscite da un romanzo, e che ora a distanza di tanti anni ci sono finite dentro…

Ma perché abbiamo deciso di pubblicare “Quante cose ci ha rubato la guerra”?

Manuela Barban la conoscevamo perché è stata uno dei fondatori delle riviste letterarie Carie e Crack, e di quest’ultima è tutt’ora redattrice e animatrice culturale.

Un giorno Manuela ci chiama per dirci che sta scrivendo da anni un libro sui suoi nonni e che vorrebbe mandarcelo perché si fida di noi e le servirebbe una serie di servizi editoriali. Il suo obiettivo è di stamparne qualche copia per amici e parenti, nulla di più.

Già al telefono Carlotta rimane colpita perché la storia le sembra accattivante, e soprattutto il personaggio della nonna, così caratteriale e fuori dagli schemi, la colpisce in maniera particolare.

Qualche tempo dopo io inizio a leggere il manoscritto e ne resto subito affascinato: sarà perché è scritto molto bene, sarà perché il tema dei nonni è un tema che mi è caro (lo stesso del mio ultimo romanzo, Lungomare nostalgia, a cui ho dedicato anch’io anni di lavoro), sarà perché il personaggio di Silvana è talmente bello e moderno da rendere attualissima questa storia ambientata nel 1943.
In ogni caso, trovo che questa storia abbia il sapore buono delle cose vere.
Per cui dico a Carlotta: “Su questo libro non facciamo nessun servizio editoriale. Questo libro lo pubblichiamo!”
Quando lo comunico a Manuela, lei sembra non crederci: ci ha lavorato per così tanto tempo da non riuscire più a giudicare le potenzialità del suo romanzo (sempre che uno possa farlo, cosa su cui nutro da sempre dei dubbi).

E da lì inizia l’avventura: ci rimettiamo sotto con l’editing e dall’altra parte troviamo l’autrice più solerte dell’universo: non solo disponibilissima a mettere in dubbio quello che ha scritto e riscritto ma pronta a risolvere problemi nel giro di un battito di ciglia.

Il romanzo di Manuela Barban secondo noi è un libro importante, perché certe storie del passato non vanno dimenticate. Soprattutto in periodi come questi.

E se poi volete saperne di più Manuela ha creato un sito in cui ha pubblicato foto e approfondimenti sui personaggi del libro.

Quindi il nostro consiglio è di fare come i 105 lettori che si sono fidati al Salone del Libro: leggete e fatevi stupire anche voi da Quante cose ci ha rubato la guerra.

È il 1943 e con l’annuncio dell’armistizio Goffredo e Silvana devono dividersi. Lui, operaio specializzato all’Ilva di Trieste, riporta lei e la loro bambina in Liguria e le affida ai propri genitori ad Albisola.
Silvana, che è una donna moderna e indipendente, mal sopporta le ingerenze della famiglia del marito e decide di trasferirsi a Savona dalla sua migliore amica. Goffredo, geloso, reagisce con sospetto e Silvana gli spedisce lettere di fuoco contro la sua famiglia.
Nel frattempo Goffredo entra nella Resistenza: il suo compito è quello di salvare gli operai dalla deportazione nei campi di lavoro in Germania instaurando un rapporto ambiguo con una SS che lavora nel giornale di lingua tedesca. Presto dovrà prendere decisioni importanti per il futuro suo e dei suoi cari…
“Quante cose ci ha rubato la guerra” è un romanzo familiare ambientato negli anni della Seconda guerra mondiale, tratto dalla vera storia dei nonni dell’autrice, entrambi mossi, seppure in modi diversi, da un insostenibile desiderio di libertà.

Ha scritto il post
Andrea Malabaila
Sono nato a Torino nel 1977. Nel 2007 ho fondato Las Vegas edizioni, di cui sono Sindaco, direttore editoriale, oscuro burocrate e facchino. Insegno Scrittura Creativa alla Scuola Internazionale di Comics di Torino. Ho pubblicato il primo romanzo a ventitré anni e da allora il vizio della scrittura non mi ha più abbandonato. Fino a qui i romanzi sono otto: “Quelli di Goldrake” (Di Salvo, 2000), “Bambole cattive a Green Park” (Marsilio, 2003), “L’amore ci farà a pezzi” (Azimut, 2009; Clown Bianco, 2021), “Revolver” (BookSalad, 2013), “La parte sbagliata del paradiso” (Fernandel, 2014), “Green Park Serenade” (Pendragon, 2016), “La vita sessuale delle sirene” (Clown Bianco, 2018), “Lungomare nostalgia” (Spartaco, 2023). Nella prossima vita voglio essere l’ala destra della Juventus Football Club, nella precedente avrei voluto essere uno dei Beatles.

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