Quante cose ci ha rubato la guerra

di Manuela Barban

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Ma quando sarà terminato l’amore che ancora ci unisce, cosa sarà di noi?
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È il 1943 e con l’annuncio dell’armistizio Goffredo e Silvana devono dividersi. Lui, operaio specializzato all’Ilva di Trieste, riporta lei e la loro bambina in Liguria e le affida ai propri genitori ad Albisola.
Silvana, che è una donna moderna e indipendente, mal sopporta le ingerenze della famiglia del marito e decide di trasferirsi a Savona dalla sua migliore amica. Goffredo, geloso, reagisce con sospetto e Silvana gli spedisce lettere di fuoco contro la sua famiglia.
Nel frattempo Goffredo entra nella Resistenza: il suo compito è quello di salvare gli operai dalla deportazione nei campi di lavoro in Germania instaurando un rapporto ambiguo con una SS che lavora nel giornale di lingua tedesca. Presto dovrà prendere decisioni importanti per il futuro suo e dei suoi cari…
“Quante cose ci ha rubato la guerra” è un romanzo familiare ambientato negli anni della Seconda guerra mondiale, tratto dalla vera storia dei nonni dell’autrice, entrambi mossi, seppure in modi diversi, da un insostenibile desiderio di libertà.

Pagine: 179
Formato cartaceo: 15 x 21
Formato ebook: epub senza DRM
prima edizione: maggio 2024
Isbn cartaceo: 9788831260329
Isbn ebook: 9788831260336

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Manuela Barban

Manuela Barban

Autrice di Quante cose ci ha rubato la guerra

Manuela Barban è nata a Savona nel 1967 e vive a Torino dal 1969.
Ha partecipato all’antologia “Le ricette del Cornuto” e scritto racconti per alcune riviste.
Lavora nel team ESG di una multinazionale ed è tra i fondatori della rivista letteraria CRACK.
Quante cose ci ha rubato la guerra è il suo primo romanzo.

Primo capitolo

Albisola, agosto 2013

Mi accorsi che stavo fissando imbambolata la scatola: era come aspettare di aprire i pacchetti sotto l’albero di Natale, un misto di eccitazione e paura di restarne delusa.
Nel primo pomeriggio era passata mia zia Egizia, come fa sempre quando arriviamo ad Albisola per le vacanze: per fare due chiacchiere e bere assieme un caffè di benvenuto. Eravamo sedute fuori, all’ombra, quando la zia con la tazzina in una mano e la sigaretta nell’altra aveva sganciato la bomba.
«In macchina ho un sacchetto con delle marmellate per Andrea» mi disse. La zia ha molti amici che le regalano la frutta dei loro alberi che lei trasforma in modo creativo e sa che mio marito è un grande estimatore dei suoi barattoli.
«Poi ti ho portato anche un’altra cosa» aggiunse, tirando una lenta boccata di sigaretta e soffiando piano il fumo. Avrebbe potuto essere qualunque oggetto: da una collana a una delle sue bambole di pezza appena cucita a un portauovo antico preso a un mercatino. «Ho messo in una scatola del materiale per te» e al mio sguardo interrogativo aveva aggiunto «documenti, lettere e altre cose che c’erano a casa di nonna Silvana. Sei tu la storica di famiglia, magari ci puoi tirare fuori delle cose per il tuo albero genealogico.»
«Ma, sono cose che posso guardare? Hai detto lettere? Tu le hai lette? Pensi che io possa…»
«Le lettere non le ho lette ma sono sicura che la nonna aveva già eliminato tutto quello che non voleva venisse trovato. Per il resto credo che ci siano delle carte del nonno che potrebbero interessarti. Soprattutto del periodo di Trieste.»