Lo Straordinario
Eva Clesis
Alla tenera età di 37 anni, Lea sta cercando se stessa, ma le basterebbe trovare un nuovo inizio: ha rotto con il fidanzato, ha perso il lavoro presso una rivista di moda e sogna una carriera da giornalista d’assalto. Come se non bastasse, ha una sorella gemella di successo e una madre lontana e ipercritica.
Nonostante pensi di avere più sfiga che talento, le cose iniziano a girare per il verso giusto non appena Lea mette piede nella sua nuova casa, in un condominio della periferia milanese. I suoi abitanti lo chiamano “Lo Straordinario”. I padroni di casa sono una coppia di anziani gentilissimi, la mansarda in cui va a vivere è deliziosa, il prezzo dell’affitto incredibilmente basso, gli inquilini zelanti e prodighi di attenzioni. Tutti sono pronti ad accogliere Lea come in una grande famiglia.
Ma ogni famiglia è infelice a modo suo. E giorno dopo giorno Lea sospetta di essere diventata la pedina di un gioco sconosciuto, prigioniera della sua stessa casa e dei suoi vicini. Come potrà mai riuscire a evadere da ciò che si è trasformato in un Eden asfissiante?
Dettagli
Pagine: 236
Formato cartaceo: 13 x 19 cm
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: febbraio 2018
Isbn cartaceo: 9788895744445
Isbn ebook: 9788895744575

Eva Clesis, pseudonimo di Eleonora G. Bolsi, è nata a Bari nel 1980 e vive a Reggio Calabria. Web editor e ricercatrice in filosofia, ha pubblicato dieci libri con diversi editori tra cui Las Vegas, Newton Compton, Perdisa, Miraggi, Castelvecchi e Morellini, oltre a un saggio filosofico (Cartman, 2023).
Con Las Vegas edizioni ha pubblicato Guardrail (Las Vegas edizioni, 2008; ora in nuova edizione) e Lo Straordinario (Las Vegas edizioni, 2018).
Tra gli altri titoli figurano A cena con Lolita (Pendragon, 2005), 101 motivi per cui le donne ragionano con il cervello e gli uomini con il pisello (Newton Compton, 2010), E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco (Newton Compton, 2011), Parole sante (Perdisa Pop, 2013) e Finché notte non ci separi (Lite Editions, 2014).
La vita di Lea: una fantastica storia scritta da uno sceneggiatore misogino, in cui lei fa anche la carne da macello, quella che sai subito che muore dopo le prime due scene.
L'incipit di Lo Straordinario
Capitolo 1
«Dobbiamo parlare.»
Gli ha detto solo questo, prima di essere interrotta dalla barca che salpava, il loro transatlantico giapponese. Trentadue pezzi di nigiri, sedici di sashimi, dodici maki, sei californian rolls e infine due temaki ripieni di avocado e salmone, che svettavano sulla poppa come capitani, tra bandierine di carta e decorazioni.
Un’interruzione giusta: Lea ha fame.
L’apparizione della barca di cibo, dietro cui si possono vedere le due spalle esili della cameriera, per il resto nascosta dalle cibarie, le riempie la bocca di acquolina e, come l’ammoniva sempre sua madre quando era piccola, la gemella indisciplinata tra lei e sua sorella Tea, non si parla a bocca piena.
Ma soprattutto è difficile trovare le parole, e l’appetitoso equipaggio della barca le fa brontolare lo stomaco e girare la testa. Come puoi dire all’uomo che ami che lo stage di cinque mesi per cui avevi tanto insistito, accettando un rimborso spese di cinquanta euro molto di compromesso, e per cui avevi rifiutato il posto di assistente alla poltrona dal dentista di Sesto Marelli che ti aveva procurato sua cugina – certo non il lavoro di redattrice che sognavi ma “un lavoro dopotutto”, come lo aveva definito lui una volta, e “un buon part-time”, come lo aveva giudicato sua madre al telefono, e un “fai sul serio?”, come invece l’aveva snobbato Tea –, insomma come puoi dire all’uomo che ami che lo stage presso la redazione online di Vogue Italia non ha portato al contratto che speravi, e che anticipavi a lui, ai tuoi, a Tea e ai vostri amici come “è cosa fatta”
Che oggi è stato il tuo ultimo giorno di lavoro, come cazzo dirglielo?
«Parlare di cosa?» la incalza Pietro.
«Se la smetti di guardare il cellulare magari te lo dico» gli fa Lea, che ha buttato lì una frase tanto per prendere tempo, sia di vuotare il sacco che di riempirsi il piatto. Poi però ha osservato di nuovo il suo fidanzato, accorgendosi che la frase, che forse maturava nel suo inconscio da un po’, “un’espressione dormiente che attendeva il bacio della ragione”, come avrebbe detto sua madre, non era così campata in aria.
Negli ultimi tempi Pietro guarda spesso il cellulare. Solo il cellulare. Lea ha notato questo andazzo già da qualche giorno, forse due settimane, è una cosa che Pietro fa più o meno dal ritorno dalle loro vacanze in Salento.
«Ma dài, controllavo l’orario, un’attesa di quarantacinque minuti nonostante abbiamo ordinato subito.» Pietro glielo dice poggiando il telefonino a pancia in giù sulla tovaglia, ma di sghimbescio, quasi a sincerarsi di poter controllare se lo schermo si illumina.





