Rosso Katmandu

di Enzo Gaiotto
Quanto può diventare pericolosa un'ossessione?

Dopo un incidente alle Poste della sua città, il postino Antonio viene trasferito in Garfagnana, tra piccoli borghi antichi e infinite strade di montagna. Quella che all’inizio sembra una punizione, ben presto per Antonio si trasforma in un’avventura da cavalcare sulla fedele Vespa Rosso Katmandu. Soprattutto dopo aver scoperto la sfida della sua vita: sedurre la ritrosa e riservata Lisiana, la più bella della Garfagnana, che pare viva reclusa in casa con la madre, attendendo il ritorno del fidanzato. Una sfida che ben presto diventerà un’ossessione…

Pagine: 184
Formato cartaceo: 13 x 19
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: marzo 2014
Isbn cartaceo: 9788895744223
Isbn ebook: 9788895744810

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Enzo Gaiotto

Enzo Gaiotto

Autore di Solo me ne vo per la città

Enzo Gaiotto è uno scrittore e fotografo livornese che vive all’ombra della Torre di Pisa. Ha pubblicato “Rosso Katmandu” (Las Vegas edizioni, 2012), “Il colore delle parole” (Pacini Editore, 2013), “Solo me ne vo per la città” (Las Vegas edizioni, 2014) riedizione riveduta e corretta del suo esordio “La finestra socchiusa” (Edizioni Il Molo, 2007), terzo classificato al Premio Massarosa. Ha collaborato con “Tuttolibri – La Stampa” e attualmente collabora con “Il Tirreno” e diverse riviste fotografiche. Come fotografo è stato insignito dell’onorificenza di AFI (Artista Fotografo Italiano).

Primo capitolo

Antonio non riusciva a prendere sonno e si girava e rigirava in quel letto non suo che cigolava a ogni sospiro. Con la testa affondata nel cuscino troppo soffice e voluminoso, cercava di
tenere gli occhi chiusi per non scorgere l’estraneità di quella camera d’affitto, rischiarata dalla luce che passava tra le stecche della persiana.
Nell’abbandono del dormiveglia che lo coglieva all’improvviso e da cui si scuoteva con scatti nervosi, si sentiva prigioniero di quella stanza che odorava di altre presenze e di cose non sue.
Il silenzio, rotto ogni mezz’ora dal battere di una campana, accresceva lo sgomento del tempo che passava senza permettergli di riposare. Troppi pensieri lo assillavano. Si sentiva lontano, esiliato dalla propria città che aveva dovuto lasciare pena la perdita del posto di lavoro.

Il Direttore Provinciale delle Poste lo aveva ricevuto dopo una lunga anticamera, facendolo rimanere in piedi davanti alla scrivania invasa dalle pratiche.
In mano teneva il fascicolo personale di Antonio e parlando lo agitava come un’arma. «Il provvedimento disciplinare adottato nei suoi confronti» aveva sentenziato con accento meridionale «è
stato assai clemente, grazie soprattutto ai suoi precedenti professionali che risultano sostanzialmente corretti. Con i tempi che corrono può ritenersi fortunato: la Commissione Disciplinare ha
evitato l’allontanamento dal servizio, deliberando di trasferirla.»
Aveva tossito.
«Lei è stato mandato in Lucchesia, una destinazione vicina alla sua attuale residenza.» Aveva aperto il fascicolo, sfogliando le carte con il dito bagnato dalla saliva.
«Ecco: questa è la lettera di presentazione. Lunedì mattina si dovrà trovare di buon’ora all’Ufficio del Personale di Lucca, dove le sarà comunicata ufficialmente la sua nuova destinazione. Cerchi di comportarsi bene, si dedichi con responsabilità al suo lavoro e vedrà che tutto andrà per il verso giusto.» Si era interrotto con un colpetto di tosse.
«Sarà intanto preceduto da questo fascicolo» aveva concluso con una vena sibillina nella voce, come per far capire che laggiù in Lucchesia, prima del suo arrivo, avrebbero capito con chi avevano a che fare.