Saxophone Street Blues

di Hector Luis Belial
Un romanzo postmoderno dal sapore tarantiniano.
In offerta!

La notte del 30 settembre 1999 una ragazza viene violentata ed uccisa a Saxophone Street. La mattina del 1° ottobre un bus dell’azienda pubblica di trasporti viene abbandonato di fronte alle vetrine di un grande magazzino. All’interno, cinque cadaveri. Un dj, un criminale appena uscito di galera, un boss mafioso, un ragazzo, un vecchio poliziotto. Tutti morti. E nessuno innocente: tutti quanti hanno passato la notte a Saxophone Street.

Pagine: 133
Formato cartaceo: 13 x 19
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: gennaio 2008
Isbn cartaceo: 9788895744018
Isbn ebook: 9788895744834

COD: 4595 Categorie: ,
Svuota
Elia Gonella

Elia Gonella

Autore di Tenebre

Elia Gonella è nato nel 1987 ad Arzignano (VI), vive a Milano, e ha pubblicato (col suo nome e con lo pseudonimo Hector Luis Belial) i romanzi “Saxophone Street Blues” (Las Vegas edizioni, 2008), “Making Movies” (Las Vegas edizioni, 2009), ora riproposto in una nuova edizione, “Alla corte del Re Cremisi” (Las Vegas edizioni, 2011), “Tenebre” (Las Vegas edizioni, 2018). Lavora come sceneggiatore per il cinema e la televisione.

Primo capitolo

El Niño, parte I

La ritrovarono in una pozza di sangue. Nuda, bellissima, e morta. Solo un altro rifiuto solido umano, gelido nella notte di Saxophone Street.
Gli occhi di Samuel Brown erano massi di ghiaccio nero, fumosi e tranquilli come due bombe a mano; negli ultimi settant’anni erano diventati più duri di qualsiasi gancio fosse mai arrivato a pestarli. Ma nonostante questo, crollarono in mille pezzi, gli occhi e il cuore del vecchio Brown si sgretolarono – come pagine epiche e ammuffite nel più umido e dimenticato armadietto dell’archivio della polizia – quando la videro in quello stato.
Era tornata a morire lì, nello stesso identico punto in cui, sei mesi prima, qualcuno le aveva piantato un coltello nella fica. Il taglio saliva fino allo stomaco. Il coroner, un tipo verde come le salme crivellate di piombo che costituivano la sua più fedele compagnia, aveva dichiarato con un ghigno: «L’hanno aperta in due.» Il genere di umorismo di chi scherzerebbe sull’alzheimer di sua madre.
La prima volta, però, si era salvata. L’avevano ricucita, ripulita e spedita in una stanza di manicomio con un pacco di fogli sotto il braccio. Circa trentasettemila parole per dichiarare che era diventata pericolosa per se stessa. Lei di parole non ne disse più nemmeno una. Neanche a Samuel Brown.
Poi, un bel mattino, trovano la stanza di manicomio vuota, sangue sul vialetto candido, e il suo cadavere nell’unico posto in cui avrebbe potuto essere. A Saxophone Street. Il buco di culo della città. Il buco di culo del mondo.
Aveva soltanto sedici anni.

Devo ammettere che avevo un debole per lei. Mi pesa, questa parola, debole, riferita a me stesso.
Gli uomini sono deboli, gli uomini possono sbagliare. Ma io sono un killer; l’errore non è contemplato nel mio mestiere. Anche avere un debole per una ragazzina non è contemplato. Specie quando la ragazzina vende il crack nei ghetti.
Ma lei era come me. Stessa maledetta stirpe di parassiti. Noi esistiamo, in questa città, esattamente come i virus all’interno della carne, gli errori di programmazione invisibili tra le righe del codice. Interferenze relativamente piccole nel continuum del sistema. Non abbiamo nome. Nessuno sa da dove veniamo. Né dove finiremo. Niente documenti, niente certificati, carte di credito, conti correnti, foto di famiglia, mutui, stipendi, legami.
Siamo invisibili, sì, eppure esistiamo. Poi, certo, c’è chi guadagna grosse somme di denaro per uccidere delle persone. E c’è chi fa la fame e muore ammazzato in Saxophone Street.
Fa parte del gioco.