Un’altra estate
Beppe Marchetti
Un’altra estate sta per iniziare e Alfio si prepara a salire sul treno, verso l’Adriatico. Sa già che sarà tutto come sempre: motivetti ripetuti al sole, discoteche abbandonate in autostrada, pub dove vengono serviti cocktail dai nomi anglo-romagnoli e fiumi di birra. Ma quest’anno per Alfio sarà diverso. Perché nella quiete domestica dell’hotel Miranda arriva lei, Estelle. E ogni cosa per Alfio acquista un senso diverso, trasformando la sua estate in una corsa sfrenata verso la conquista di un piano intermedio da dividere solo con lei, anche a costo di dover lottare contro pescatori guardoni, autisti di autobus indolenti, albergatrici irose o semplicemente il fidanzato di Estelle. Fidanzato che pare lontano, ma neanche troppo…
Dettagli
Pagine: 135
Formato cartaceo: 13 x 19
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: maggio 2009
Isbn cartaceo: 9788895744100
Isbn ebook: 9788895744872
Una storia frizzante, quanto una birra appena stappata.
L'incipit di Un’altra estate
Capitolo I
In cui conosciamo Alfio, il nostro eroe, che parte da una Milano non molto marittima
Alla stazione centrale di Milano gli altoparlanti hanno tutto il potere.
Prendete un’estate qualsiasi. Il primo agosto, diciamo. È sabato e siamo verso le undici di mattina. Ci sono migliaia di umani confusi, in rotta tra binari e biglietterie. Trottano trascinando valigie indocili come bulldog, roteano su se stessi, poi credono di vedere qualcosa baluginare all’orizzonte – forse è un treno, forse addirittura il loro treno – e allora partono decisi in direzione sud-sudest, inciampano nella propria valigia-bulldog, carambolano su altre persone, rimbalzano indietro e si fermano frustrati. A questo punto non sanno più dove sono, e tanto meno dove andare: girano lo sguardo ma trovano solo altri sguardi, interrogano il tabellone che però è impazzito per il caldo e mostra solo le consonanti, riducendo le destinazioni a codici fiscali.
Allora i più fortunati, quelli che sono vicini a una colonna, s’appoggiano alla colonna. Il marmo ruvido contro la schiena dà loro un senso di solidità. «Devo essere a Rimini entro sera» mormorano per darsi coraggio, o forse la meta non è quella ma Cattolica, Varazze, Pizzo Calabro o Lignano Sabbiadoro. Ma devono comunque partire, questi passeggeri, perché è estate e il caldo incombe, il mare attende. Così eccoli osservare tristi il cartello pencolante sulla porta dell’ufficio informazioni: “Chiuso per ferie”. Eccoli sfiorati da insensibili sgherri in divisa Effe-Esse, che pattugliano i binari come fossero fortilizi. Eccoli sfiniti, alzare gli occhi al cielo in attesa di un segnale.
Ed ecco il segnale.
Esso – l’altoparlante – emette un vagito metallico: ’tlin. Si schiarisce la gola ferrosa, soffia via qualche grammo di dubbiosa polvere, e così vaticina: «Il diretto per Ancona partirà dal binario cinque.» Subito una folla si muove verso il binario cinque. Tutti, quelli diretti a Bolzano e quelli in partenza per Catanzaro. Tutti insieme, che dal binario cinque un treno comunque partirà, e li toglierà da questa follia.
Se in Italia non s’è mai fatta una rivoluzione, è solo perché nessuno ha mai pensato a questo: occupare la postazione degli annunciatori alla stazione centrale di Milano. Basterebbero due persone fidate con un megafono a portata di bocca e il gioco sarebbe fatto.
«I passeggeri dell’Espresso per Napoli si armino e diano l’assalto al Municipio. »
«E voi, voi che aspettate il locale per Catania, voi che da giorni preparavate il viaggio e vi siete portati dietro trecento chili di bagagli, voi che zi’ Turiddu non lo vedete da vent’anni, voi che sognavate i cannoli con la ricotta fresca, proprio voi! Sappiate che il locale per Catania non partirà mai e la colpa è del governo.»
Così comincerebbe la rivoluzione.
Solo che nessuno c’ha mai pensato, per l’appunto, e a cominciare è soltanto un’altra estate.





