Il piano inclinato

di Matteo di Pascale
Vogliamo sempre di più. E ce ne andiamo, tradiamo, facciamo del male. Lasciamo lividi enormi.

Francesco, pubblicitario di successo da cinque anni in Olanda, non sa ancora di essere come una biglia d’acciaio in bilico. Di giorno lavora in un’agenzia in cui guadagna più soldi di quanto riesca a spendere, di sera passa da un locale all’altro a caccia di alcol e ragazze. Le sue vicende si mescolano a quelle dell’olandese Nicky, dell’americana Julia, del greco Christos, e di molti altri “expat” che come lui cercano di ammazzare la noia in una festa infinita tra i canali.

Ma quando cerca di ricordare il vero motivo per cui se ne è andato via da casa, accade l’inevitabile. Il piano inizia a inclinarsi, la biglia scivola, Francesco perde il controllo: si innamora di Nina, la ragazza spagnola di Christos, e questa passione illumina tutto il resto di una luce improvvisamente spietata. Il lavoro, gli affetti leggeri, le sbronze, niente ha più senso.
Dentro un’Amsterdam fatta di eccessi, dove la vita sembra un’esperienza di passaggio e perdersi è sempre concesso, Francesco ha forse l’ultima occasione per non precipitare.

Pagine: 260
Formato cartaceo: 15 x 21
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: marzo 2019
Isbn cartaceo: 9788895744483
Isbn ebook: 9788895744537

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Matteo di Pascale

Matteo di Pascale

Autore di Il piano inclinato

Matteo di Pascale è nato nel 1987 ad Alessandria e vive a Torino. È un creativo multidisciplinare: ha lavorato come copywriter e designer in agenzie di pubblicità. Ha pubblicato “La storia dell’ultimo arlecchino” (OTMA) e “La lezione di Milano” (Blonk Edizioni). È autore di Intùiti, Fabula e Cicero, tre strumenti per la creatività e la scrittura applicata. Per las Vegas edizioni ha pubblicato “Il piano inclinato”.

Primo capitolo

Diavoletto

Nicky rideva. Sdraiata sulla poltrona, sollevava nell’aria le sue gambe lunghe e nude, e spingeva il collo teso del piede oltre la zona d’ombra, fin dentro la luce notturna della strada.
Non aveva davvero le gambe lunghe, rifletteva Francesco sul divano dall’altro lato della stanza. Nicky non era più di un metro e sessanta, ma le proporzioni del suo corpo erano ben bilanciate, mani, polsi, collo, viso, bocca, tutto in lei era piccolo e sottile, dando adesso l’illusione di una figura longilinea. In verità era una donna in miniatura. Con la schiena appoggiata contro il bracciolo, slanciava prima la gamba destra, poi la sinistra, in uno svago da ballerina a cui dedicava grande attenzione. I suoi occhi neri ammiccavano e lei sorrideva compiaciuta di quella piccola prodezza.
I loro vestiti erano ancora sparsi per terra e sul letto. Francesco aveva avuto appena il tempo di aprire la finestra e accendere una sigaretta, e già Nicky aveva ripreso a provocarlo. Sembrava essere diventato il suo passatempo. L’aveva fatto per tutta la sera, sia giù in strada che nei bar in cui erano andati, si appoggiava alle balaustre e, piegata in avanti, si girava a guardarlo, oppure lo precedeva a passo svelto per aspettarlo con la schiena contro il muro e sfuggiva prima che lui potesse baciarla. Nell’ultimo locale dov’erano stati si era sdraiata sul tavolo, si era passata le mani aperte dal ventre al petto, e infine aveva inarcato tutto il corpo come una gatta. Per Francesco era stato troppo, aveva buttato giù l’ultimo dito di Jägermeister rimasto nel bicchiere e si era alzato.
«Basta. Ti porto a casa» le aveva detto.
«Come mai? Cosa vuoi farmi?» aveva chiesto lei, deliziata da quella sua reazione improvvisa.
«Lo sai benissimo.»
«Sì, ma voglio sentirtelo dire.»
«Sei proprio un diavoletto, lo sai?»Diavoletto
Nicky rideva. Sdraiata sulla poltrona, sollevava nell’aria le sue gambe lunghe e nude, e spingeva il collo teso del piede oltre la zona d’ombra, fin dentro la luce notturna della strada.
Non aveva davvero le gambe lunghe, rifletteva Francesco sul divano dall’altro lato della stanza. Nicky non era più di un metro e sessanta, ma le proporzioni del suo corpo erano ben bilanciate, mani, polsi, collo, viso, bocca, tutto in lei era piccolo e sottile, dando adesso l’illusione di una figura longilinea. In verità era una donna in miniatura. Con la schiena appoggiata contro il bracciolo, slanciava prima la gamba destra, poi la sinistra, in uno svago da ballerina a cui dedicava grande attenzione. I suoi occhi neri ammiccavano e lei sorrideva compiaciuta di quella piccola prodezza.
I loro vestiti erano ancora sparsi per terra e sul letto. Francesco aveva avuto appena il tempo di aprire la finestra e accendere una sigaretta, e già Nicky aveva ripreso a provocarlo. Sembrava essere diventato il suo passatempo. L’aveva fatto per tutta la sera, sia giù in strada che nei bar in cui erano andati, si appoggiava alle balaustre e, piegata in avanti, si girava a guardarlo, oppure lo precedeva a passo svelto per aspettarlo con la schiena contro il muro e sfuggiva prima che lui potesse baciarla. Nell’ultimo locale dov’erano stati si era sdraiata sul tavolo, si era passata le mani aperte dal ventre al petto, e infine aveva inarcato tutto il corpo come una gatta. Per Francesco era stato troppo, aveva buttato giù l’ultimo dito di Jägermeister rimasto nel bicchiere e si era alzato.
«Basta. Ti porto a casa» le aveva detto.
«Come mai? Cosa vuoi farmi?» aveva chiesto lei, deliziata da quella sua reazione improvvisa.
«Lo sai benissimo.»
«Sì, ma voglio sentirtelo dire.»
«Sei proprio un diavoletto, lo sai?»