Casinò Hormonal
Gianluca Mercadante
A indirizzare la vita di Diego e Sandrino, due ragazzini della Vercelli degli anni Ottanta, è la scoperta casuale di un tesoro: una collezione di numeri del fotoromanzo pornografico SuperSex. Da quel momento i due amici si appassionano al genere e, una volta adulti, diventano stelle del cinema hard, Diego come attore e Sandrino come regista. Il loro successo raggiunge l’apice con le parodie dei film di 007 e non sembra arrestarsi.
Almeno fino a quando la celebrata virilità di Diego non inizia a perdere colpi e tutta la sua vita (professionale e familiare) rischia di andare in frantumi.
Ma forse è nel passato che Diego può trovare una soluzione ai suoi problemi…
Dettagli
Pagine: 164
Formato cartaceo: 13 x 19
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: aprile 2018
Isbn cartaceo: 97888957444452
Isbn ebook: 97888957445568

Gianluca Mercadante è nato nel 1976 a Vercelli. Scrittore e divulgatore letterario, ha pubblicato McLoveMenu (Stampa Alternativa, 2002), Il banco dei somari (NoReply, 2005), Nodo al Pettine – Confessioni di un parrucchiere anarchico (Alacràn, 2006).
Con Las Vegas edizioni ha pubblicato Polaroid (Las Vegas edizioni, 2008), Cherosene (Las Vegas edizioni, 2010), Caro scrittore in erba… (Las Vegas edizioni, 2013; 2021), Caro lettore in erba… (Las Vegas edizioni, 2015), Casinò Hormonal (Las Vegas edizioni, 2018), Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile (Las Vegas edizioni, 2020), L’Isola Senza Tempo (Las Vegas edizioni, 2020), Banda cittadina (Las Vegas edizioni, 2024).
Nel 2025 ha pubblicato il romanzo Il bambino che amava Chaplin (BookTribu).
Da anni riflette sul rapporto tra scrittura, lettura e immaginario collettivo, con uno stile ironico, accessibile e profondamente personale.
Secondo le statistiche, l’attore porno rientra nei mestieri più invidiati. Sappiatelo: le statistiche dicono un sacco di stronzate.
L'incipit di Casinò Hormonal
Overture
“Ifix, tcen tcen!”
Sandrino quel pomeriggio fu quanto meno perentorio.
«Vieni subito qui» ordinò secco al telefono.
Ci sentivamo tutti i santissimi giorni, Sandrino e io. Puntuali e critici, commentavamo in diretta le azioni sul campo del nipponico duo di calciatori protagonista della fortunata serie di cartoni animati Holly e Benji. Stava appunto per cominciare la puntata del giorno, e ce ne volevano almeno cinque o sei, vale a dire la programmazione di un’intera settimana, perché una singola partita terminasse, tra approfondimenti psicologici, flashback e flussi interiori.
Dev’essere per questo che non sono mai diventato un tifoso: le partite vere durano troppo poco, novanta minuti ed è tutto finito.
Obbediente al richiamo, e in sella alla mia fida Bmx, attraversai di filata i quartieri che separavano le nostre rispettive case. Abitavo coi miei dalle parti dell’ospedale Sant’Andrea e la sirena dell’ambulanza veniva spesso salutata da papà, che soleva dire al suo frequente passaggio: “Auguri e figli maschi”. D’accordo augurare il bene, al prossimo tuo, e d’accordo che il mio genitore usava esorcizzare in questo modo la drammaticità del momento in cui si è ospiti di un simile mezzo, per non parlare poi della drammaticità del vivere affacciati su una delle principali vie d’accesso all’unica struttura ospedaliera cittadina, ma se tutte le ambulanze che sentivamo schizzare avanti e indietro a sirene spiegate avessero contenuto una nuova vita, a quest’ora Vercelli spiccherebbe senz’altro in cima alla classifica delle città più popolose del Belpaese. Invece, la gente, da queste parti, tende ad andarsene. Tante volte per lavoro, tante volte per cause naturali. Così è, così sarà nei secoli dei secoli, amen. E tanti auguri e figli maschi, se può servire.
Sandrino, di contro, era allocato abbastanza vicino al centro, anche lui nondimeno a carico della famiglia. Si aveva del resto sì e no quei tredici, quattordici anni, all’epoca, e tra casa mia e casa sua, a patto di essere padroni di una buona pedalata, ci s’impiegavano grossomodo dieci minuti, risalendo proprio lungo via Paggi, la via delle ambulanze, quindi a rotta di collo su viale Garibaldi, per uno slalom finale tra panchine e tavolini di bar che, nella bella stagione, non sanno mai dimostrarsi del tutto bastevoli al contenimento dell’ondata anomala composta da famiglie, fidanzatini in fregola e compagnie di ragazzotti un tantino più in età di noi, che all’allungarsi delle giornate spuntavano, numerosi e caciari, da chissà quali segreti pertugi.





