La penultima città

di Piero Calò
E se il destino di tutti fosse nelle tue mani?

In un futuro molto vicino, i Paesi dell’Occidente si sono uniti nella Giolla Unita e il denaro è stato abolito. A Torello si incrociano le vite di alcuni strani personaggi. Giona Paraponzi non lavora e passa le giornate a modellare il suo corpicino d’acciaio nella palestra di Tony e a fare i trenini dell’amore all’Hotel Gramsci, il bordello legalizzato. Nino Flora un lavoro lo cerca disperatamente e con scarsa fortuna. Michela Gang Bang è una ragazza bellissima ma con un segreto straziante che tenta, invano, di mettersi alle spalle. Serena è un concentrato di feromoni che ubriacano. Qualcosa di molto profondo unisce tutti quanti e portare alla luce il filo rosso che li lega potrà svelare perché a Torello ogni giorno, immancabilmente, scoppia una bomba. Ma soprattutto potrà trovare una spiegazione il mistero più grande: chi sono Questo, Codesto e Tale? Perché nessuno si ricorda più di loro?

Pagine: 326
Formato cartaceo: 13 x 19
Formato ebook: epub senza DRM
Uscita: dicembre 2013
Isbn cartaceo: 9788895744278
Isbn ebook: 9788895744766

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Piero Calò

Piero Calò

Autore di La penultima città

Piero Calò è nato a Taranto nel 1969 e vive a Torino dal 1992. Nel 1999 ha pubblicato il saggio “Gola profonda – la pornografia prima e dopo Linda Lovelace” (Lindau), un’analisi del cinema underground e della rivoluzione sessuale in Italia. Nel 2010 è uscito il suo romanzo d’esordio “L’occhio di porco” (Instar Libri), nel 2011 ha partecipato alla raccolta di racconti “Sangu – racconti noir di Puglia” (Manni). Nel 2013 ha pubblicato “La penultima città” (Las Vegas edizioni).

Primo capitolo

Capitolo 1
La regola di Torello
Dove chi non sa continua a fare e chi sa non sa che fare

1
Il calcinaccio era schizzato veloce di taglio sulla fronte di Flora e la pietra aveva fatto polvere e la carne aveva fatto scandalo, cioè sangue. Poi, il buio.
Altro non si ricordava, Flora, salvo che perse i sensi molto lentamente, con la grazia di un ballerino che si piega a qualcosa di sconveniente eppure inevitabile. Svenne inginocchiato, Flora, e sembrava chiedere perdono.
Tutto intorno prese a sciamare un terno secco di omini che un po’ se la ridevano e molto imprecavano verso la fascetta nera del Contenimento, riottosa a risalire sul braccio ma segno inequivocabile che a comandare erano loro, e la comanda era che i curiosi curiosassero pure ma lontani dal cornicione pericolante mentre loro dispiegavano il Soccorso Pronto.
Flora rimase inginocchiato per una buona mezz’ora, poco disturbato dal protocollo di sicurezza che ristabiliva l’ordine sconvolto di Torello.
Di fronte c’era un maxischermo che continuava imperterrito a trasmettere immagini mute in diretta da Berlino, dove una piccola folla si affrettava ad attraversare una via ingolfata dal traffico a piedi mentre un’incoerente bolla di palloncini rossi si stava alzando al cielo nel freddo di quella che una volta si chiamava Germania.
A Torello il capannello intorno alle immagini si stava infittendo, incoraggiato dai tizi del Contenimento, e i bravi cittadini si godevano Berlino by night.
Flora continuava a restarsene incosciente, col collo piegato in avanti e il sangue che scorreva scandalosamente denso dalla fronte al selciato. Giona Paraponzi lo aveva avvolto in una coperta di fresco lana e gli aveva frugato professionale la tasca del cappottino a tre bottoni per estirparne il portafogli; poi si era concentrato sul danno maggiore, una vecchietta colpita al fianco da qualche scheggia che si lamentava con l’“ohi ohi ohi” basso e costante più di capriccio che di dolore. Roba semplice, da codice 1.
La prima barella fu tutta sua e quella per ringraziare cacciò un urlo isterico che fece risvegliare Flora che d’istinto si strinse la coperta sulle spalle.
Giona Paraponzi gli si avvicinò con il portafogli in mano che restituì con una certa enfasi, e Flora se lo riprese con un gesto molle ma veloce e annuì a Giona che lo invitava a guardarsi la bella Berlino sul maxischermo pure lui oppure a tornarsene a casa con la borsa di ghiaccio in fronte.
Flora si guardò intorno, era ritornata la calma; stonava solo il palazzo di fronte, già transennato con la plastica rossa e bianca. Annuì una seconda volta e prese la direzione di casa bardato della coperta e della borsa del ghiaccio, tanto se le sarebbero andate a riprendere con calma.
Il capannello dei curiosi si disfece con la stessa convinzione con cui si era composto e ognuno riprese la propria strada felice di quella perdita di tempo. Quelli del Contenimento, a un gesto di Giona Paraponzi che li comandava, si tolsero dal braccio la fascia nera che anche a scendere poneva difficoltà. L’operazione di soccorso era terminata.
A Torello è scoppiata una bomba. Beh, a Torello scoppia una bomba ogni giorno. Ci sono abituati.