Se vi ricordate quando vi avevamo parlato dei numeri di Più libri più liberi avevamo chiuso così:

“E quindi, ci rivediamo al Salone del Libro di Torino. Quello sì che ha sempre funzionato.”

L’abbiamo scritto però in un momento in cui non sapevamo se e come sarebbe stato il Salone Internazionale del Libro di Torino.
C’è stato, è stato un successo, almeno per noi: però per darvi una percezione concreta di quello che intendiamo per successo bisogna tirar fuori i numeri.

Tenete conto di alcuni fattori:

  • Avevamo uno stand più grande: avere più spazio fa parecchio.
  • Avevamo più titoli: vuol dire avere più possibilità di consigliare il libro giusto alla persona giusta.
  • Sono venuti parecchi autori a fare firmacopie: avere l’autore lì fa sempre il suo porco effetto.

Cominciamo con il costo dello stand. Per comodità aggrego tutti i costi e perdonatemi il “circa” ma dividendo lo stand è un po’ più complicato fare i conti rispetto a Roma. In ogni caso allestimento + iscrizione + plateatico + luce elettrica circa 1500 euro iva compresa.
Abbiamo incassato circa 3470 euro per 354 libri venduti. Contro i 2300 euro dell’anno precedente.
La classifica dei più venduti:

  • “Una più del Diavolo” con 61 copie vendute.
  • “I nerd salveranno il mondo” con 29 copie vendute.
  • “Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati” con 23 copie vendute.

Un altro paio di dati interessanti.

  • Tutti i nostri titoli hanno venduto almeno 2 copie, compresi quelli più vecchi.
  • Abbiamo raccolto 120 contatti per la newsletter (già trascritti: preparatevi, cari contatti, sta per arrivarvi la vostra prima newsletter).

Considerazioni senza dati:

  • Di giornalisti se ne sono visti proprio pochi. Forse si sono concentrati sui grandi eventi e i nomi più noti.
  • Blogger se ne sono visti parecchi: alcuni venuti apposta per conoscerci. Altri ci hanno scoperti lì. Mi sono sembrati curiosi e attenti.
  • Il giovedì e il venerdì sono stati fotonici: non ci aspettavamo tutta questa gente. La domenica invece è il giorno dei visitatori casuali. Girano e vagano alla larga degli stand. Sfogliano meno di quelli che vengono gli altri giorni. Vengono solo per “farsi un giro al Salone”.

Detto questo, una piccola riflessione sui numeri: ho sentito e letto troppo spesso che i numeri non contano. Che non si può sempre parlare solo di incassi.

Vero, verissimo, soprattutto se si estrapola da un contesto e non si interpretano i dati.
Ad esempio se ci fossero stati 500.000 ingressi ma le sale fossero state vuote e gli editori non avessero venduto nulla ci sarebbe stato da farsi qualche domanda: cosa facevano i visitatori al Salone? Mangiavano Rustichelle?
Non è vero però che il vil denaro non conta. Intanto perché non è vile: corrisponde a tempo, energie, risorse che una persona spende sul lavoro, magari un lavoro che non le piace. Una persona che ti dà tot euro ti sta dando il suo tempo e sta decidendo di scegliere te, il tuo prodotto, il tuo marchio.
Io da lettrice e compratrice di libri mi arrabbierei a sentirmi dire che il mio sforzo economico non vale niente, che non conta.

Per quanto riguarda gli ingressi, al di là delle polemiche sui numeri falsi, cosa che non hanno fatto solo al Salone come abbiamo già detto, per me un evento a cui non viene nessuno non è un evento.

Smettiamola di dire che la cultura è una roba per pochi, che i numeri non sono importanti, che se si guardano i numeri si abbassa il livello. I fatti dicono ben altro e l’ha detto pure Nicola Lagioia nel discorso di chiusura.